10 ottobre 2008

Corsi e Discorsi Storici

Dieci giusti anni fa, ottobre millenovecentonovantotto, io facevo la terza liceo ed era l'anno della maturità (sì, ho fatto il classico, e la terza liceo è l'ultimo anno).
Era il primo anno delle maturità in centesimi. Tutte le materie, tre prove scritte. All'orale, si comincia con la "tesina": un lavoro interdisciplinare portato avanti durante l'anno. Uno si può scegliere un po' il tema che vuole, della tesina, a patto che sia interdisciplinare. La scuola comunque, sceglie un po' di argomenti possibili e ci fa degli approfondimenti.

Dieci anni fa era il millenovecentonovantotto. Uno dei temi era "Le leggi razziali del trentotto". Sessant'anni dopo.

Viene organizzato un incontro al liceo, una specie di conferenza - conversazione sulle leggi razziali del 38, con tre interventi: ci sono Lele Luzzati, Alberto Bemporad e Liana Millu.

Lele Luzzati è dimesso, sorridente come al solito. In pratica dice che le leggi razziali sono state il male malissimo, of course. Ma lui, gli dispiace, non è la persona giusta per parlarne perché quando sono uscite le leggi razziali è scappato in svizzera ed è andato a studiare scenografia.

Alberto Bemporad era altissimo, austero e socialdemocratico. E ha fatto una lezione bellissima di storia e di conseguenze, storiche politiche e personali delle leggi razziali.

Poi Liana Millu.

Liana Millu è stata ad Auschwitz Birkenau. Numero A 5384. E racconta la sua storia: racconta che nel trentotto faceva la maestra, e anche la collaboratrice di un quotidiano di Livorno, il Telegrafo. Ma uscite che furono le leggi razziali, Giovanni Ansaldo, direttore del Telegrafo, la chiama nel suo ufficio.

Diceva, Liana, che Giovanni Ansaldo era un po' come un padre, che l'aveva accolta al Telegrafo, che era contento di lei. E lei era forse la più giovane lì dentro, lei che nel '38 aveva 24 anni. La chiama da lui e le dice guardi, lei non può più collaborare con noi perché le leggi razziali. E a lei che ci aveva creduto, a quel posto di giornalista, che ora le sembrava che la china fosse ripida, che anche a scuola dove insegnava non andava benissimo, a lei che disperata chiese ad Ansaldo e adesso? Come faccio? Ansaldo rispose con quello che lei definisce sessant'anni dopo il più bugiardo, falso, pericoloso e infame proverbio toscano: "Male non fare, paura non avere".

Oggi è ottobre del duemilaotto. Sono passati settantanni dalle leggi razziali, ne sono passati dieci da quell'incontro.

Oggi, Lele Luzzati, Alberto Bemporad, Liana Millu sono morti tutti e tre.

Oggi a pagina sei di Metro, nell'ambito della campagna del governo sull'integrazione dei migranti, c'era questo.


Ancora, sembrerebbe, fischia il vento.

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30 settembre 2008

Inizia a funzionare

Dopo luuuuunga gestazione, habemus.

Habemus un triliardo di mille mila milioni di opzioni e chanches.

Volete una mela tipo gmail ma che finisce bella? Ce l'avrete: intanto, potete scrivermi qui già: paolino@comunety.net

Poi volete una pagina da usare da homepage al posto della sempre peggio repubblikit? Una paginella personalizzabile con un sacco di giocattoli e l'aggiornamento in tempo reale dei blogghi e dell'abbandonata repubblik it e la posta in arrivo e l'orologio e il meteo e i cinemi e quello che più vi piace? Ce l'avrete! Intanto, potete dare un'occhiata al modello base a: http://casa.comunety.net.

Poi volete un posto per fare un sito su una cosa che tutti possano metterci mano o no, a seconda di come volete voi? La volete come blog? Su http://blogghi.comunety.net/ c'è wordpress (da configurare... E.!!! Aiutami tu!!!) La volete come sito con quello che vi pare, da le ricette inventate alle Cene di Imprò ai libri alla divulgazia al sitarello rapido e indolore per l'aiuto al Manìf? Ci avete anche quello, completo di possibilità di mettere sondaggi e altre cazzatine.

Poi volete poter condividere i documenti e poter scrivere insieme un testo teatrale o un volantino o una tabella con quelli che vengono a una cena o vanno a fare una cosa (potendo mettere una domanda su un suddetto sito o anche sul vostro blog indipendente)? C'è! C'è!

E i calendari condivisibili (credo) compatibili con l'iCal di Apple per la strega e la gabbiana che sono mac? Con la possibilità di tenerci l'agenda e far vedere certe cose a qualcuno e altre cose ad altri e poter trovare il giorno e l'ora migliori per la grigliata sul monte? Pure quello, c'è...

E la chat come quella di gugol? Pure quella!

E come fate ad aveccela? Facile! Mi commentate qui sopra voglio un utente che si chiami xyz (ecco, al posto di xyz mi dite come volete chiamarvi, tipo 'paolino' o 'lanessie'), perché non lo faccio io perché sai mai che la nessie decida per lanessie o nessie, o così.

Ci sono proprio un sacchissimo di cose, quindi poi pian piano vi spiegherò come farle tutte quante :)

per ora, fatevi sentire!

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24 settembre 2008

Sta arrivando...

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08 luglio 2008

La cacca del diavolo e l'inflazione

Voi non lo sapete, ma io ho nuovi entusiasmanti divertimenti.

Il paracadutismo estremo? No, più assurdo. I film di Woody Allen? No, più divertente (io Woody Allen abbastanza lo odio). Ebbene sì: l'economia.

L'economia è una scienza strana, e quindi in effetti è simpatica. Lo so che direte ora che non è vero, che argh!, che cosa stai dicendo, l'economia fa schifo. E' triste. E' il male. E' tutta colpa
dell'economia, eccetera. Anche io lo pensavo.

Poi ho avuto un'epifania: l'economia, mi hanno detto, è una scienza senza valori, nel senso che uno i valori ci mette i suoi e usa l'economia per metterci bene i suoi valori. In realtà, come la fisica per dire, che a seconda dei valori che uno ha serve per fare le bombe atomiche o per aprire i barattoli di sugo sottovuoto, ecco.

Prima di iniziare a parlarne, vorrei solo mettere in chiaro ancora una cosetta piccola ma importante: non ne so tanta, quindi più che una divulgazia questo posto qui vorrebbe essere uno spunto di discussione.. Come dire, niente di più facile che abbia capito pan per
lanterne. Ecco.

Dunque, come dice Moni Ovadia, tutto sta a vendere comprare vendere comprare vendere comprare. Ma partiamo dal principio.

Prendiamo back, il cane rosso bastardo fuori e dentro. Ecco, back ha chiarissimo in testa il concetto di “mio”. Se provate a dargli per dire un osso di ginocchio di mucca, lui se lo prende, se lo
custodisce, vi ringhia se lo volete riprendere. Fin qui tutto bene, a parte che vi vedo già strabuzzare gli occhi, e con la schiuma alla bocca dire “non starai mica dicendo che la proprietà privata è un concetto innato eh!?”

Ecco beh sì, la proprietà privata è un concetto innato, ma è molto più complicato di così. In pratica, è come dire: mi piacciono le scarpe rosse, o i compiuteri mac, o appartenere ad un gruppo, per esempio la gente di sinistra o la croce rossa o che ne so, e sono disposto a dare
qualcosa in cambio per averli, soldi, tempo, fatica, che ne so.

Back il cane rosso, essendo un premio nobel, sì, ma pur sempre un cagnetto, invece, non concepisce il concetto di scambio. L'osso è mio e basta. Ora voglio i gratti sulla testa. Anche i bimbi piccoli la vedono così: tutto è dovuto, voio quello. Se no, capricci.

Ora, siccome i soldi sono la cacca del diavolo, facciamo per un momento finta di abolirli, di tornare a fare i fricchettoni che barattano. A monte le banche, la borsa e tutto il resto.

Funziona benissimo, finché siamo d'accordo. Cioè finché ho qualcosa da scambiare che a te serve e non hai e viceversa. Tipo: la E. ha un vasetto di melanzane sott'olio e io invece la salsa barbecoa alla birra. Se mi dai un vasetto a me io ti do un barattolo a te e tutti amici. Ora però supponiamo che a me le melanzane mi facciano schifissimo (ciò è falso e tendenzioso, si badi, e io sono
assolutamente favorevole ad un eventuale scambio come il succitato). La E. però mettiamo che non abbia altro che melanzane, quest'anno. Lei vorrebbe la salsa barbecoa, ma non ha nulla da darmi in cambio. Allora potrebbe scambiare le melanzane con degli zucchini, dare a me gli zucchini e avere la salsa. Vittoria.

In effetti questo metodo funziona abbastanza bene. Per ora teniamolo.

Evviva, siamo una comunità fricchettona che ha abolito la cacca del diavolo.

Ecco, è evidente una cosuccia: che siccome non c'è i soldi, le melanzane, gli zucchini e la birra per la salsa non è che li compri alla coop o dal besagnino: devi o produrteli o scambiarli con qualcosa
che hai prodotto con qualcuno che li ha prodotti.

Ci dividiamo quindi la terra a disposizione: un pezzetto per ciascuno. Io ci coltivo il luppolo e l'orzo, la E. le melanzane e la Nessie gli zucchini. Tutto fila a gonfie vele, e la comunità si
allarga. La terra è fertile, le piogge gentili e tutto è come in una stucchevole fiaba da sussidiario.

C'era una volta, però, che la nessie aveva unite le sue terre all'uliveto palestinese, ché stavano insieme oh che gaudio. Poi graziaddio lo abbiamo sradicato. A questo punto, la nessie ha due
pezzi di terra, ma riesce a malapena a coltivarne uno solo a prezzemolo e basilico ikea. Quando arriva la amber che dice cheffigo anche io voglio venire con voi, la terra in di più della nessie la
nessie ce la può dare alla amber. Il fatto l'è che se invece di uno sono due, o tre, o mille, i nuovi amici che vogliono venire a vivere con noi, bisogna decidere a chi darla, la terra. Ora, nel magico mondo dei mio mini pony la terra si ridivide per due o tre o mille e tutto funziona. Ma nel mondo reale, con un millesimo di campo non si producono abbastanza carote o melanzane o capre per ciascuno. Lo scopo del gioco è ovviamente stare tutti il meglio che si può. Facciamo un esempio.

Diciamo che Antonella e Berto sono due nuovi amici. Vanno dalla nessie e dicono che ce l'hai della terra da darci, tu che ne hai ereditata un bel po' dall'ulivo palestinese? Ora, le possibilità sono
fondamentalmente quattro:
  • la nessie dice no, tiene la terra lì e incolta. Un campo lo coltiva, l'altro no. Ottiene un raccolto, facendo una fatica tot. Antonella e Berto non ottengono niente. Rispetto a prima, non cambia niente.
  • Oppure, numero due: la nessie dice certo, fate pure. Vi do tutta la terra. La nessie non coltiva più. Ottiene zero, a zero fatica (ma un sacco di fame). Antonella e Berto ottengono ciascuno un raccolto, a fatica tot a testa. La situazione di Antonella e Berto migliora (lafame è peggio della fatica), quella della nessie peggiora.
  • Numero tre: la nessie prende il campo incolto e lo divide tra Antonella e Berto. Antonella: mezzo raccolto, mezza fatica. Idem Berto. La nessie come prima. La situazione della nessie è stabile,quella degli altri due migliora.
  • Numero quattro: la nessie prende i suoi due campi, li da uno a Berto e l'altro ad Antonella. Come il caso numero uno. Però dice: voi coltivate i campi e mi date a me un terzo del raccolto ciascuno. A questo punto, Antonella e Berto fanno due terzi di raccolto ciascuno, con fatica un tot ciascuno. La nessie invece ha due terzi di raccolto ma a fatica zero. La situazione di tutti e tre migliora notevolmente. Per Antonella e Berto perché non hanno più fame, per la nessie perché non fa più fatica.
A questo punto è importante considerare che dobbiamo metterci nella situazione in cui non siamo tutti amici. Perché, dite voi? L'economia schifa l'amicizia? Beh no, assolutamente, anzi. Il fatto è che essere amici di qualcuno è un potentissimo incentivo: per amicizia siamo disposti a fare o dare cose a gratis. O per meglio dire, in cambio di affetto, stima, gratificazione e robe così invece che melanzane sottolio. Se la streganocciola mi chiede di aggiustarle il compiutero lo faccio gratis perché è mia amica, e quindi in realtà non è gratis ma è in cambio di riconoscenza e affetto e stima. Siccome siamo amici, la sua riconoscenza, affetto e stima hanno per me un valore alto, più
alto del prezzo da pagare di sbattimento e noia e tempo che ci metto ad aggiustarle il compiutero. Se me lo chiede uno sconosciuto, la riconoscenza, affetto e stima che ottengo dallo sconosciuto sono di scarso valore per me. Vorrò invece delle melanzane. Quante? Beh, più che posso e non meno di quante ce ne vogliono per pareggiare lo sbattimento. Lo sconosciuto farà il ragionamento opposto: quante melanzane è disposto a darmi? Meno che può e comunque non più di quelle che lo consolerebbero del compiutero rotto. Questo in economia si chiama rapporto costi benefici. Io ho un certo costo, ad aggiustare un compiutero, e lui ha un certo costo a non avere un compiutero che funziona. Io aggiusto il compiutero dandogli così un certo beneficio, e in cambio ottengo melanzane che danno a me un beneficio. Ci mettiamo d'accordo se entrambi abbiamo il massimo beneficio dalla cosa.

Ma torniamo allo scambio e alla comunità fricchettona che abbiamo fondato. Supponiamo di volerci comprare un trattore. La strega, nella fattispecie. Vuole un bel trattore Apple, un trattore bianco con una mela sui coprimozzi. Per sua fortuna si da il caso che ci sia proprio un membro della comunità che è capace a fare i trattori apple. Bene, credo sia evidente a tutti che ci vogliono un sacco di melanzane sottolio per un trattore. Per esempio diciamo che ci vogliono quattro raccolti di melanzane per un trattore. A questo punto ci sono due modi perché la strega possa pagare: o mette da parte per quattro anni le melanzane (o meglio, ne mette da parte un po' ogni anno per più anni, perché deve comunque mangiare) e poi le da al trattorista in cambio di un trattore, oppure fa un puffo. Dice senta, trattorista, facciamo che lei mi da un trattore ora, e io per tot anni le do tante melanzane così. Son due modi, entrambi validi.

Vediamo il primo. Allora, è evidente che le melanzane vecchie dieci anni sono muffose e raggrinzite. Non si riescono a risparmiare. Questo è un po' uno scazzo. Anche senza volere il trattore, capita che un anno ci vengano un sacco di melanzane e l'anno dopo sbagliamo a
annaffiare e non abbiamo raccolto. Il risultato è che ci siamo riempiti di roba l'anno prima ma quest'anno non possiamo usare quell'avanzo lì. Sarebbe meglio avere un modo per ricordarsi che
l'anno prima ho dato un sacco di melanzane in giro e quest'anno vorrei riavere indietro un po' di zucchini. Un promemoria.

E allora ci incontriamo una sera da stavros e decidiamo che usiamo i sassolini della spiaggia. Se io ti do due melanzane, tu non mi dai le zucchine se non ce le hai, ma mi dai quattro sassi. Io l'anno dopo torno e ti ridò i sassi e tu mi dai le zucchine che mi devi. Evviva! Ora possiamo mettere da parte per il trattore. Dopo tipo otto anni che metto via sassolini avuti in cambio delle melanzane posso dare i sassolini al trattorista e lui si farà dare zucchini a profusione. Oppure posso fare una cosa più furba: andare di notte alla spiaggia con un secchio, riempirlo di sassolini e dire che io era cento anni che risparmiavo sassolini, e ora sono ricco. Non funziona.

Il modo che ripensiamo allora è che usiamo qualcosa di raro e che abbia un valore intrinseco. Gli esseri umani le cose che luccicano e hanno in pochi gli piacciono molto, e sono disposti a pagare un certo tot di melanzane per averli. Diamonds are a girl's best friend. E anche l'oro, per dire. L'oro non serve praticamente a niente, ma ha due grossi vantaggi: non si spala sulla spiaggia e non
arrugginisce. Vuol dire che alla maggior parte della gente conviene di più ottenere l'oro dalle melanzane che andandolo a scavare di nascosto per imbrogliare. E anche vuol dire che se mi dai oggi dell'oro, l'anno prossimo è ancora buono, non arrugginito e non corroso. Quindi è un buon materiale di scambio. Diciamo che ti do un grammo d'oro per dieci melanzane, e tu potrai tenerlo e poi riusarlo quando vorrai. L'oro tralaltro è bello pesante e duttile, così un bel po' di valore in oro è trasportabile facilmente, più facilmente delle melanzane o delle pecore che scambiavamo finora (la pecunia, appunto). L'unico problema rimasto è essere sicuri che non ci imbroglino. Per esempio, dicendo che un pezzo d'oro è un grammo quando invece è di zerovirgolaotto grammi, o che è oro e non ottone, eccetera. Come facciamo? Con l'aiuto di un amico comune, o di un'autorità fidata. Prendiamo qualcuno che sia onesto e preciso. Quando io devo darti dei soldi, prendo i miei
pezzi d'oro, vado dall'onesto e preciso omino, gli dico: mi certifichi che questo oro è proprio un grammo ed è proprio oro? Lui dice sisì, mi fa una garanzia, io ti porto oro e garanzia e tutti siamo
contenti. Beh, tutti tranne il fidato omino: perché dovrebbe sbattersi col bilancino di precisione? Certo, per un incentivo. Gli lasciamo un pochino dell'oro. Per esempio, gli diamo un grammo, lui ce lo marchia con un punzone apposito che si sappia che è solo suo, si tiene cinque centesimi di grammo e ce ne restituisce zeronovantacinque grammi, ma marchiati. E allora? Ci perdiamo? Beh no, perché invece di un grammo sono zeronovantacinque, ma certificati. Siccome la tranquillità di non essere stati fregati vale almeno cinque centesimi di grammo, ce ne stiamo di zeronovantacinque sicuramente buoni rispetto a un grammo forse falso. L'oro viene marchiato (col marchio, o marco, magari tedesco veh) con marchi diversi in base al peso, ad esempio una libbra (o lira che dir si voglia...).

Orbene, a questo punto la strega può dare via melanzane in cambio di libbre, pardon: lire d'oro. Quando ne ha racimolate abbastanza le può dare al trattorista per il suo trattore apple.

In realtà però c'è da considerare una questioncilla: il trattore avrebbe migliorato la resa del campo della strega nocciola. Supponiamo che di base il campo produca cento melanzane all'anno. Col trattore invece centoventi. Aspettare otto anni per avere il trattore mentre si mettono via le lire d'oro è uno schiaffo alla povertà: significa buttare via centosessanta melanzane, praticamente. Ovvero, un raccolto e mezzo e un po' di avanzo. Scazzissimo. Come fare? Facile, basta dire al trattorista: dammi il trattore e io te lo pagherò quando avrò le libbre, le quali le avrò celermente, per causa che il trattore mi aiuterà. Già, eccellente. Ma di che mangia, il trattorista, per quegli anni che aspetta le libbre?

Momento, c'è il fidato amico, che lui ha un sacco d'oro e nessuna melanzana. Ricordate? Quello che scrive sull'oro quanto pesa e si tiene la sua parte. Ecco, lui viene lì e dice alla strega nocciola:
facciamo così. Io ti do subito le quattrocento libbre che ti servono, e tu me le ridai con calma quando le hai. Così ti puoi comprare subito il trattore. Per il disturbo facciamo che me ne ridai cinquecento invece di quattrocento e a posto così. Come prima, tutti sono più contenti: la strega nocciola ha il suo trattore, il trattorista le libbre per comprarsi melanzane zucchine e capre, il fidato amico che ha cento lire in più. Evviva evviva. La cosa funziona così bene che un sacco di gente va dal fidato amico a chiederci delle libbre a prestito. Al fidato amico va così bene che mette un banchetto in piazza, poi un banco vero e proprio, e alla fine -le femmine si sa sono più in grande dei maschi- una banca. Facendo le cose in grande, all'amico inizia a scarseggiare l'oro. A questo punto fa due cose, una più ragionevole e una assolutamente azzardata. Quella più ragionevole è questa: chiede l'oro alla gente che ce l'ha. Dice a tutti: se state risparmiando dell'oro, fate così: me lo date a me, io ve lo tengo e quando lo rivolete ve lo rendo. In cambio vi do un po' di soldi ogni tot che me lo lasciate. Questo tot è meno di quello che chiede lui, ma comunque meglio di niente, e effettivamente siccome l'amico è fidato, si è tranquilli che i soldi è come averli in casa ma con un valoruccio aggiunto. E a costo praticamente zero, ogni cacatella di mosca fa sostanza. Quei soldi che prende dalla gente, l'amico li mette insieme e li presta a più rischio per più tempo eccetera come si diceva prima. Poi però fa un'altra cosa: presta i soldi che non ha. Attenzione perché è una cosa grossa, questa. In pratica dice: occhei, tu vuoi cinquecento libbre. Io invece di dartele in libbre d'oro, ti scrivo una nota che dice “cinquecento libbre. Sul mio onore, croce sul cuore, che se vuoi venirti a prendere l'oro da me in banca lo puoi fare quando vuoi, ma per ora ti lascio solo l'impegnativa. Firmato, l'amico fidato. Anzi, come si fa chiamare ora: firmato il Governatore della Banca d'Italia”. Ecco fatto, ha inventato la nota di banca, banconota per gli amici. La bellezza della cosa è che questa banconota è, come si dice, “al portatore”: c'è scritto sopra “pagabile a vista al portatore”. Cioè chiunque ce l'abbia può richiedere l'oro, chiunque egli sia. E quindi sulla fiducia, quella carta lì vale tanto oro quanto c'è scritto sopra. Che è come dire che l'oro non serve più, fintanto che ci fidiamo del fatto che lo possiamo prendere quando vogliamo. Questa cosa è una cosa geniale, perché il risultato è che abbiamo creato ricchezza dal cilindro. In pratica nulla vieta all'amico di scrivere un sacco di banconote, tanto la gente se ne sta. In pratica, però, c'è anche da dire che questo tipo di giochetti sono ben
pericolosi. Vediamo perché.

Partiamo intanto dal fatto della fiducia: noi ce ne stiamo di lasciargli il nostro oro perché siamo sicuri che ce lo possiamo riprendere quando vogliamo. Poi anche che le banconote funzionano
perché chi le accetta è sicuro di poter prendere l'oro quando lo vuole. In realtà però abbiamo visto che di oro non ce n'è per tutti, è una specie di imbroglio della banca. In pratica, si considera che in media non tutti vorranno l'oro nello stesso momento, e quindi quello che entra può uscire e tutto il resto è di carta come se ci fosse. In certi casi però scoppia un casinuccio e tutto va ramengo. Tipo Mary Poppins quando il bambino urla non vogliono darmi i miei soldi! e
tutto il mondo chiede i soldi indietro per panico che non ce ne siano più. In quel caso lì non c'è più la fiducia di sottofondo e va tutto ramengo. Oltre che in Mary Poppins succede anche nel mondo reale, con la storia dei subprime, ad esempio, che magari vediamo un'altra volta.

Comunque, di fatto, se tutto il mondo vuole l'oro indietro dal nostro amico, l'amico non ce lo ha e quindi prima si deve vendere anche le mutande per avere dell'oro da dare e poi dichiara bancarotta e fallisce. Il problema in questo caso, oltre che dell'amico, è anche di tutti quelli che hanno delle banconote della banca dell'amico, che diventano carta straccia, of course.

Ecco, poi c'è l'altra, più sottile questione: facciamo che siamo tutti fiduciosi e non chiediamo l'oro tutti insieme. Allora, il Governatore della Banca si prende bene e stampa banconote a nastro. Per stamparle, lui spende poco, diciamo praticamente zero. Quindi a lui conviene dare una banconota per qualsiasi valore in oro. Offerta speciale: cento libbre in banconote a dieci libbre d'oro. Sembra l'affare del secolo: tutti ci guadagnano. Il banchiere guadagna dieci, la gente guadagna novanta. Cheffigo.

Ora siamo tutti ricchi. Cosa succederà? Bene, torniamo ai beni, cioè alle melanzane.

Facciamo finta che le melanzane costassero dieci lire al chilo. Prima, colle mie dieci libbre d'oro, me ne compravo quindi un chilo. Ora, con le mie cento lire di carta me ne compro dieci chili. Questo vuol dire, se tutti vogliono le melanzane, che la domanda di melanzane è dieci volte tanto. Non ce n'è per tutti, quindi dobbiamo litigare su chi si prende le melanzane, che tutti adoriamo a dismisura. Chi offre di più se le accaparra, naturalmente. Ora, il ragionamento che faccio è: se
io le pago cento lire al chilo a me non mi cambia niente rispetto a prima, visto l'affare che ho fatto con le banconote. Ma tutti penseranno la stessa cosa, quindi il nuovo prezzo delle melanzane sarà
di cento lire al chilo. E voi direte: chissenefrega? Beh, insomma. Supponiamo di avere da parte centomila lire. Per metterle da parte, ci abbiamo messo un sacco di anni, vendendo zucchini dieci lire al chilo. Ci servivano per comprarci il trattore nuovo, per esempio. D'un tratto, quei bei soldini lì valgono di fatto un decimo. In pratica ci posso comprare un quintale di melanzane, al
massimo. Questa cosa qui si chiama l'inflazione.

Dunque gli è che se non posso comprarmi il trattore (il cui prezzo, ovviamente è decuplicato anche lui), vuol dire che l'anno prossimo il trattorista produrrà meno trattori. Quindi non guadagnerà granché, e non potrà pagare degli stipendi congrui a quelli che lavorano facendo
trattori, che non potranno più comprarsi le zucchine. Quindi chi fa le zucchine non comprerà melanzane, e la E. non potrà comprare la mia salsa barbecoa e così via. E quindi tutti staremo peggio.

Ecco, io l'ho capita così. Che ne pensate?

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04 luglio 2008

La Gran Grigliata Del Monte

(La Casasulmonte non è minimamente collegata alla multinazionale dello sfruttamento intensivo Del Monte...)

Orbene,
visto: il caldo, l'afazza, la morte civile;
visto: la disponibilità di terrazzo vista porto, tavolo, sedie, possibile brezza e soprattutto del BBQSV (BarBeCue Senza (tutte le) Viti)
visto: il periodo non minimo dall'ultima volta che ci vedemmo un po' tutti
visto: che il sottoscritto e la di lui signora hanno imparato nuove, succulente ricette in quel delle Canarie

Si promulga invitazione-signalazione

Per la Gran Grigliata Della Casa Sul Monte, la quale prevederà indicativamente:
  • Un aperitivo ancora non meglio definito, ma con pochi smangini sennò mi avanzate la roba
  • Bruschette aglio-pomodoro-cipollotti-persa (che sarebbe maggiorana, per quelli che non parlano de Zena)
  • Papas Arrugadas con i mojos. Mojo rojo e mojo perejil. Le papas arrugadas sono patate cotte col sale che si mangiano colla buccia. I mojos sono salsette all'aglio olio e aceto con svarie robe dentro. Le papas arrugadas si pucciano nei mojos.
  • La carnazza, ovvero: salsiccette, costine, bistecche
  • La salsa barbecoa alla birra quella dell'altra volta se mi ricordo giusto, sennò simile
  • I tomini et similia
  • Verdurine cotte e crude
  • Torta di verdura della E. che si è offerta di portarle
  • Il dolce di Sesc che si è offerto lui
  • Acqua birra eccetera
Ora, tanto per capisse: chi viene e mangia si divide la spesa, ma in realtà la spesa è ridotta datosicché in realtà un sacco di cosine già ce le ho, reditate o comunque disponibbili e da consumarsi anyway. Quindi: la carnazza (tranne quattro costine) la si paga. I tomini li si pagano. Indicativamente tutto il resto già ci è, quindi a posto così. Serio. Non saprei neanche il prezzo.
Ecco, sì. Se qualcuno vuol portare tipo da bere qualcosa (metti il vino, per dire) è più che bene accetto. Invece da mangiare, esclusi chi ha già detto (la E. e Sex che sono già in elenco) magari ecco, no, che sennò diventa veramente troppa roba. Ci può al limite stare un contributo birra nel senso che ce la abbiamo (la moretti, quella standards. Se la bevete solo rossa, portatevene) ma se alla fine ne beviamo una cassa, ecco, un due euri per ricomprarcela ve li chiediamo che col caldo la birra fredda in frigo ci vuole sempre.

Quindi: tutti quelli che vuole sono i benvenuti. Credo che: la E., il Chimico, Sex, la Pacefortissima et moi ci saremo di sicuro. Però confermatemelo s'il vous plait.
Tutti gli altri se vengono me lo faccino sapere, o a me o alla pacefortissima. Per mela, sms, chiamata, telegramma, commento a questo post qui, come ve pare. Però ditecelo.
E' lecito portare fidanzati e fidanzate.
Io devo saperne qualcosa al massimo domani ora di pranzo, ché devo andare a comprare.

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17 giugno 2008

Sergent Magiur...

... gh'arivarem a' baita?

26 marzo 2008

I Russi A Parigi

Sorriso minimo veloce e di nascosto mentre lavoro.

Sono a Parigi. Che sono a Parigi lo sapete, probabilmente. Per lavoro. Niente di interessante, al riguardo.
Però succede questa roba qui: in albergo da me, in tutto il piano tranne la mia camera, credo, è arrivata la nazionale russa. Di non so quale sport, ma hanno tutti la tuta bianca e rossa con scritto "Russia - National Team" e il nome sulla schiena. A parte che è scritto in inglese e non in cirillico, e che c'erano due televisioni russe fuori dall'hotel che aspettavano immagino loro, la cosa da segnalare è che sono di età variabile tra i sette e i venti. Più gli allenatori che sono normali adulti in gita scolastica.

Ecco. Esco dalla camera per fare colazione, in corridoio bambini e bambine in tuta "Russia National Team", alcuni hanno dei nomi bellissimi tipo Kalinka. Scendo a colazione e non ci penso più. Risalgo, prendo i computer (sì, plurale. Esco con tre computer. Ma questa è un'altra storia.) e riesco dalla camera. Ora in corridoio saranno cinquanta bambini tutti biondi e rossi e bianchi nationalteam. Tutti assembrati mentre un'allenatrice scrive i nomi a pennarello sulle chiavi delle stanze, che sono a tessera magnetica come si confà agli alberghi moderni. Corridoio bloccato. Mi avvicino, mi vedono e mi lasciano passare, stringendosi e spingendosi come fanno i bambini. A quel punto non resisto mica. Gli dico "spassiba". L'allenatrice mi guarda tra il divertito e il "mi pigli pel culo, o europeo?" I cinquanta bambini invece, in coro unisono che neanche fossero figli del coro dell'armata rossa, come se gli avessero detto "come si dice?", ma senza che nessuno parlasse, risposero.

Tojalsta.

Solo i russi, e solo a parigi.

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