08 luglio 2008

La cacca del diavolo e l'inflazione

Voi non lo sapete, ma io ho nuovi entusiasmanti divertimenti.

Il paracadutismo estremo? No, più assurdo. I film di Woody Allen? No, più divertente (io Woody Allen abbastanza lo odio). Ebbene sì: l'economia.

L'economia è una scienza strana, e quindi in effetti è simpatica. Lo so che direte ora che non è vero, che argh!, che cosa stai dicendo, l'economia fa schifo. E' triste. E' il male. E' tutta colpa
dell'economia, eccetera. Anche io lo pensavo.

Poi ho avuto un'epifania: l'economia, mi hanno detto, è una scienza senza valori, nel senso che uno i valori ci mette i suoi e usa l'economia per metterci bene i suoi valori. In realtà, come la fisica per dire, che a seconda dei valori che uno ha serve per fare le bombe atomiche o per aprire i barattoli di sugo sottovuoto, ecco.

Prima di iniziare a parlarne, vorrei solo mettere in chiaro ancora una cosetta piccola ma importante: non ne so tanta, quindi più che una divulgazia questo posto qui vorrebbe essere uno spunto di discussione.. Come dire, niente di più facile che abbia capito pan per
lanterne. Ecco.

Dunque, come dice Moni Ovadia, tutto sta a vendere comprare vendere comprare vendere comprare. Ma partiamo dal principio.

Prendiamo back, il cane rosso bastardo fuori e dentro. Ecco, back ha chiarissimo in testa il concetto di “mio”. Se provate a dargli per dire un osso di ginocchio di mucca, lui se lo prende, se lo
custodisce, vi ringhia se lo volete riprendere. Fin qui tutto bene, a parte che vi vedo già strabuzzare gli occhi, e con la schiuma alla bocca dire “non starai mica dicendo che la proprietà privata è un concetto innato eh!?”

Ecco beh sì, la proprietà privata è un concetto innato, ma è molto più complicato di così. In pratica, è come dire: mi piacciono le scarpe rosse, o i compiuteri mac, o appartenere ad un gruppo, per esempio la gente di sinistra o la croce rossa o che ne so, e sono disposto a dare
qualcosa in cambio per averli, soldi, tempo, fatica, che ne so.

Back il cane rosso, essendo un premio nobel, sì, ma pur sempre un cagnetto, invece, non concepisce il concetto di scambio. L'osso è mio e basta. Ora voglio i gratti sulla testa. Anche i bimbi piccoli la vedono così: tutto è dovuto, voio quello. Se no, capricci.

Ora, siccome i soldi sono la cacca del diavolo, facciamo per un momento finta di abolirli, di tornare a fare i fricchettoni che barattano. A monte le banche, la borsa e tutto il resto.

Funziona benissimo, finché siamo d'accordo. Cioè finché ho qualcosa da scambiare che a te serve e non hai e viceversa. Tipo: la E. ha un vasetto di melanzane sott'olio e io invece la salsa barbecoa alla birra. Se mi dai un vasetto a me io ti do un barattolo a te e tutti amici. Ora però supponiamo che a me le melanzane mi facciano schifissimo (ciò è falso e tendenzioso, si badi, e io sono
assolutamente favorevole ad un eventuale scambio come il succitato). La E. però mettiamo che non abbia altro che melanzane, quest'anno. Lei vorrebbe la salsa barbecoa, ma non ha nulla da darmi in cambio. Allora potrebbe scambiare le melanzane con degli zucchini, dare a me gli zucchini e avere la salsa. Vittoria.

In effetti questo metodo funziona abbastanza bene. Per ora teniamolo.

Evviva, siamo una comunità fricchettona che ha abolito la cacca del diavolo.

Ecco, è evidente una cosuccia: che siccome non c'è i soldi, le melanzane, gli zucchini e la birra per la salsa non è che li compri alla coop o dal besagnino: devi o produrteli o scambiarli con qualcosa
che hai prodotto con qualcuno che li ha prodotti.

Ci dividiamo quindi la terra a disposizione: un pezzetto per ciascuno. Io ci coltivo il luppolo e l'orzo, la E. le melanzane e la Nessie gli zucchini. Tutto fila a gonfie vele, e la comunità si
allarga. La terra è fertile, le piogge gentili e tutto è come in una stucchevole fiaba da sussidiario.

C'era una volta, però, che la nessie aveva unite le sue terre all'uliveto palestinese, ché stavano insieme oh che gaudio. Poi graziaddio lo abbiamo sradicato. A questo punto, la nessie ha due
pezzi di terra, ma riesce a malapena a coltivarne uno solo a prezzemolo e basilico ikea. Quando arriva la amber che dice cheffigo anche io voglio venire con voi, la terra in di più della nessie la
nessie ce la può dare alla amber. Il fatto l'è che se invece di uno sono due, o tre, o mille, i nuovi amici che vogliono venire a vivere con noi, bisogna decidere a chi darla, la terra. Ora, nel magico mondo dei mio mini pony la terra si ridivide per due o tre o mille e tutto funziona. Ma nel mondo reale, con un millesimo di campo non si producono abbastanza carote o melanzane o capre per ciascuno. Lo scopo del gioco è ovviamente stare tutti il meglio che si può. Facciamo un esempio.

Diciamo che Antonella e Berto sono due nuovi amici. Vanno dalla nessie e dicono che ce l'hai della terra da darci, tu che ne hai ereditata un bel po' dall'ulivo palestinese? Ora, le possibilità sono
fondamentalmente quattro:
  • la nessie dice no, tiene la terra lì e incolta. Un campo lo coltiva, l'altro no. Ottiene un raccolto, facendo una fatica tot. Antonella e Berto non ottengono niente. Rispetto a prima, non cambia niente.
  • Oppure, numero due: la nessie dice certo, fate pure. Vi do tutta la terra. La nessie non coltiva più. Ottiene zero, a zero fatica (ma un sacco di fame). Antonella e Berto ottengono ciascuno un raccolto, a fatica tot a testa. La situazione di Antonella e Berto migliora (lafame è peggio della fatica), quella della nessie peggiora.
  • Numero tre: la nessie prende il campo incolto e lo divide tra Antonella e Berto. Antonella: mezzo raccolto, mezza fatica. Idem Berto. La nessie come prima. La situazione della nessie è stabile,quella degli altri due migliora.
  • Numero quattro: la nessie prende i suoi due campi, li da uno a Berto e l'altro ad Antonella. Come il caso numero uno. Però dice: voi coltivate i campi e mi date a me un terzo del raccolto ciascuno. A questo punto, Antonella e Berto fanno due terzi di raccolto ciascuno, con fatica un tot ciascuno. La nessie invece ha due terzi di raccolto ma a fatica zero. La situazione di tutti e tre migliora notevolmente. Per Antonella e Berto perché non hanno più fame, per la nessie perché non fa più fatica.
A questo punto è importante considerare che dobbiamo metterci nella situazione in cui non siamo tutti amici. Perché, dite voi? L'economia schifa l'amicizia? Beh no, assolutamente, anzi. Il fatto è che essere amici di qualcuno è un potentissimo incentivo: per amicizia siamo disposti a fare o dare cose a gratis. O per meglio dire, in cambio di affetto, stima, gratificazione e robe così invece che melanzane sottolio. Se la streganocciola mi chiede di aggiustarle il compiutero lo faccio gratis perché è mia amica, e quindi in realtà non è gratis ma è in cambio di riconoscenza e affetto e stima. Siccome siamo amici, la sua riconoscenza, affetto e stima hanno per me un valore alto, più
alto del prezzo da pagare di sbattimento e noia e tempo che ci metto ad aggiustarle il compiutero. Se me lo chiede uno sconosciuto, la riconoscenza, affetto e stima che ottengo dallo sconosciuto sono di scarso valore per me. Vorrò invece delle melanzane. Quante? Beh, più che posso e non meno di quante ce ne vogliono per pareggiare lo sbattimento. Lo sconosciuto farà il ragionamento opposto: quante melanzane è disposto a darmi? Meno che può e comunque non più di quelle che lo consolerebbero del compiutero rotto. Questo in economia si chiama rapporto costi benefici. Io ho un certo costo, ad aggiustare un compiutero, e lui ha un certo costo a non avere un compiutero che funziona. Io aggiusto il compiutero dandogli così un certo beneficio, e in cambio ottengo melanzane che danno a me un beneficio. Ci mettiamo d'accordo se entrambi abbiamo il massimo beneficio dalla cosa.

Ma torniamo allo scambio e alla comunità fricchettona che abbiamo fondato. Supponiamo di volerci comprare un trattore. La strega, nella fattispecie. Vuole un bel trattore Apple, un trattore bianco con una mela sui coprimozzi. Per sua fortuna si da il caso che ci sia proprio un membro della comunità che è capace a fare i trattori apple. Bene, credo sia evidente a tutti che ci vogliono un sacco di melanzane sottolio per un trattore. Per esempio diciamo che ci vogliono quattro raccolti di melanzane per un trattore. A questo punto ci sono due modi perché la strega possa pagare: o mette da parte per quattro anni le melanzane (o meglio, ne mette da parte un po' ogni anno per più anni, perché deve comunque mangiare) e poi le da al trattorista in cambio di un trattore, oppure fa un puffo. Dice senta, trattorista, facciamo che lei mi da un trattore ora, e io per tot anni le do tante melanzane così. Son due modi, entrambi validi.

Vediamo il primo. Allora, è evidente che le melanzane vecchie dieci anni sono muffose e raggrinzite. Non si riescono a risparmiare. Questo è un po' uno scazzo. Anche senza volere il trattore, capita che un anno ci vengano un sacco di melanzane e l'anno dopo sbagliamo a
annaffiare e non abbiamo raccolto. Il risultato è che ci siamo riempiti di roba l'anno prima ma quest'anno non possiamo usare quell'avanzo lì. Sarebbe meglio avere un modo per ricordarsi che
l'anno prima ho dato un sacco di melanzane in giro e quest'anno vorrei riavere indietro un po' di zucchini. Un promemoria.

E allora ci incontriamo una sera da stavros e decidiamo che usiamo i sassolini della spiaggia. Se io ti do due melanzane, tu non mi dai le zucchine se non ce le hai, ma mi dai quattro sassi. Io l'anno dopo torno e ti ridò i sassi e tu mi dai le zucchine che mi devi. Evviva! Ora possiamo mettere da parte per il trattore. Dopo tipo otto anni che metto via sassolini avuti in cambio delle melanzane posso dare i sassolini al trattorista e lui si farà dare zucchini a profusione. Oppure posso fare una cosa più furba: andare di notte alla spiaggia con un secchio, riempirlo di sassolini e dire che io era cento anni che risparmiavo sassolini, e ora sono ricco. Non funziona.

Il modo che ripensiamo allora è che usiamo qualcosa di raro e che abbia un valore intrinseco. Gli esseri umani le cose che luccicano e hanno in pochi gli piacciono molto, e sono disposti a pagare un certo tot di melanzane per averli. Diamonds are a girl's best friend. E anche l'oro, per dire. L'oro non serve praticamente a niente, ma ha due grossi vantaggi: non si spala sulla spiaggia e non
arrugginisce. Vuol dire che alla maggior parte della gente conviene di più ottenere l'oro dalle melanzane che andandolo a scavare di nascosto per imbrogliare. E anche vuol dire che se mi dai oggi dell'oro, l'anno prossimo è ancora buono, non arrugginito e non corroso. Quindi è un buon materiale di scambio. Diciamo che ti do un grammo d'oro per dieci melanzane, e tu potrai tenerlo e poi riusarlo quando vorrai. L'oro tralaltro è bello pesante e duttile, così un bel po' di valore in oro è trasportabile facilmente, più facilmente delle melanzane o delle pecore che scambiavamo finora (la pecunia, appunto). L'unico problema rimasto è essere sicuri che non ci imbroglino. Per esempio, dicendo che un pezzo d'oro è un grammo quando invece è di zerovirgolaotto grammi, o che è oro e non ottone, eccetera. Come facciamo? Con l'aiuto di un amico comune, o di un'autorità fidata. Prendiamo qualcuno che sia onesto e preciso. Quando io devo darti dei soldi, prendo i miei
pezzi d'oro, vado dall'onesto e preciso omino, gli dico: mi certifichi che questo oro è proprio un grammo ed è proprio oro? Lui dice sisì, mi fa una garanzia, io ti porto oro e garanzia e tutti siamo
contenti. Beh, tutti tranne il fidato omino: perché dovrebbe sbattersi col bilancino di precisione? Certo, per un incentivo. Gli lasciamo un pochino dell'oro. Per esempio, gli diamo un grammo, lui ce lo marchia con un punzone apposito che si sappia che è solo suo, si tiene cinque centesimi di grammo e ce ne restituisce zeronovantacinque grammi, ma marchiati. E allora? Ci perdiamo? Beh no, perché invece di un grammo sono zeronovantacinque, ma certificati. Siccome la tranquillità di non essere stati fregati vale almeno cinque centesimi di grammo, ce ne stiamo di zeronovantacinque sicuramente buoni rispetto a un grammo forse falso. L'oro viene marchiato (col marchio, o marco, magari tedesco veh) con marchi diversi in base al peso, ad esempio una libbra (o lira che dir si voglia...).

Orbene, a questo punto la strega può dare via melanzane in cambio di libbre, pardon: lire d'oro. Quando ne ha racimolate abbastanza le può dare al trattorista per il suo trattore apple.

In realtà però c'è da considerare una questioncilla: il trattore avrebbe migliorato la resa del campo della strega nocciola. Supponiamo che di base il campo produca cento melanzane all'anno. Col trattore invece centoventi. Aspettare otto anni per avere il trattore mentre si mettono via le lire d'oro è uno schiaffo alla povertà: significa buttare via centosessanta melanzane, praticamente. Ovvero, un raccolto e mezzo e un po' di avanzo. Scazzissimo. Come fare? Facile, basta dire al trattorista: dammi il trattore e io te lo pagherò quando avrò le libbre, le quali le avrò celermente, per causa che il trattore mi aiuterà. Già, eccellente. Ma di che mangia, il trattorista, per quegli anni che aspetta le libbre?

Momento, c'è il fidato amico, che lui ha un sacco d'oro e nessuna melanzana. Ricordate? Quello che scrive sull'oro quanto pesa e si tiene la sua parte. Ecco, lui viene lì e dice alla strega nocciola:
facciamo così. Io ti do subito le quattrocento libbre che ti servono, e tu me le ridai con calma quando le hai. Così ti puoi comprare subito il trattore. Per il disturbo facciamo che me ne ridai cinquecento invece di quattrocento e a posto così. Come prima, tutti sono più contenti: la strega nocciola ha il suo trattore, il trattorista le libbre per comprarsi melanzane zucchine e capre, il fidato amico che ha cento lire in più. Evviva evviva. La cosa funziona così bene che un sacco di gente va dal fidato amico a chiederci delle libbre a prestito. Al fidato amico va così bene che mette un banchetto in piazza, poi un banco vero e proprio, e alla fine -le femmine si sa sono più in grande dei maschi- una banca. Facendo le cose in grande, all'amico inizia a scarseggiare l'oro. A questo punto fa due cose, una più ragionevole e una assolutamente azzardata. Quella più ragionevole è questa: chiede l'oro alla gente che ce l'ha. Dice a tutti: se state risparmiando dell'oro, fate così: me lo date a me, io ve lo tengo e quando lo rivolete ve lo rendo. In cambio vi do un po' di soldi ogni tot che me lo lasciate. Questo tot è meno di quello che chiede lui, ma comunque meglio di niente, e effettivamente siccome l'amico è fidato, si è tranquilli che i soldi è come averli in casa ma con un valoruccio aggiunto. E a costo praticamente zero, ogni cacatella di mosca fa sostanza. Quei soldi che prende dalla gente, l'amico li mette insieme e li presta a più rischio per più tempo eccetera come si diceva prima. Poi però fa un'altra cosa: presta i soldi che non ha. Attenzione perché è una cosa grossa, questa. In pratica dice: occhei, tu vuoi cinquecento libbre. Io invece di dartele in libbre d'oro, ti scrivo una nota che dice “cinquecento libbre. Sul mio onore, croce sul cuore, che se vuoi venirti a prendere l'oro da me in banca lo puoi fare quando vuoi, ma per ora ti lascio solo l'impegnativa. Firmato, l'amico fidato. Anzi, come si fa chiamare ora: firmato il Governatore della Banca d'Italia”. Ecco fatto, ha inventato la nota di banca, banconota per gli amici. La bellezza della cosa è che questa banconota è, come si dice, “al portatore”: c'è scritto sopra “pagabile a vista al portatore”. Cioè chiunque ce l'abbia può richiedere l'oro, chiunque egli sia. E quindi sulla fiducia, quella carta lì vale tanto oro quanto c'è scritto sopra. Che è come dire che l'oro non serve più, fintanto che ci fidiamo del fatto che lo possiamo prendere quando vogliamo. Questa cosa è una cosa geniale, perché il risultato è che abbiamo creato ricchezza dal cilindro. In pratica nulla vieta all'amico di scrivere un sacco di banconote, tanto la gente se ne sta. In pratica, però, c'è anche da dire che questo tipo di giochetti sono ben
pericolosi. Vediamo perché.

Partiamo intanto dal fatto della fiducia: noi ce ne stiamo di lasciargli il nostro oro perché siamo sicuri che ce lo possiamo riprendere quando vogliamo. Poi anche che le banconote funzionano
perché chi le accetta è sicuro di poter prendere l'oro quando lo vuole. In realtà però abbiamo visto che di oro non ce n'è per tutti, è una specie di imbroglio della banca. In pratica, si considera che in media non tutti vorranno l'oro nello stesso momento, e quindi quello che entra può uscire e tutto il resto è di carta come se ci fosse. In certi casi però scoppia un casinuccio e tutto va ramengo. Tipo Mary Poppins quando il bambino urla non vogliono darmi i miei soldi! e
tutto il mondo chiede i soldi indietro per panico che non ce ne siano più. In quel caso lì non c'è più la fiducia di sottofondo e va tutto ramengo. Oltre che in Mary Poppins succede anche nel mondo reale, con la storia dei subprime, ad esempio, che magari vediamo un'altra volta.

Comunque, di fatto, se tutto il mondo vuole l'oro indietro dal nostro amico, l'amico non ce lo ha e quindi prima si deve vendere anche le mutande per avere dell'oro da dare e poi dichiara bancarotta e fallisce. Il problema in questo caso, oltre che dell'amico, è anche di tutti quelli che hanno delle banconote della banca dell'amico, che diventano carta straccia, of course.

Ecco, poi c'è l'altra, più sottile questione: facciamo che siamo tutti fiduciosi e non chiediamo l'oro tutti insieme. Allora, il Governatore della Banca si prende bene e stampa banconote a nastro. Per stamparle, lui spende poco, diciamo praticamente zero. Quindi a lui conviene dare una banconota per qualsiasi valore in oro. Offerta speciale: cento libbre in banconote a dieci libbre d'oro. Sembra l'affare del secolo: tutti ci guadagnano. Il banchiere guadagna dieci, la gente guadagna novanta. Cheffigo.

Ora siamo tutti ricchi. Cosa succederà? Bene, torniamo ai beni, cioè alle melanzane.

Facciamo finta che le melanzane costassero dieci lire al chilo. Prima, colle mie dieci libbre d'oro, me ne compravo quindi un chilo. Ora, con le mie cento lire di carta me ne compro dieci chili. Questo vuol dire, se tutti vogliono le melanzane, che la domanda di melanzane è dieci volte tanto. Non ce n'è per tutti, quindi dobbiamo litigare su chi si prende le melanzane, che tutti adoriamo a dismisura. Chi offre di più se le accaparra, naturalmente. Ora, il ragionamento che faccio è: se
io le pago cento lire al chilo a me non mi cambia niente rispetto a prima, visto l'affare che ho fatto con le banconote. Ma tutti penseranno la stessa cosa, quindi il nuovo prezzo delle melanzane sarà
di cento lire al chilo. E voi direte: chissenefrega? Beh, insomma. Supponiamo di avere da parte centomila lire. Per metterle da parte, ci abbiamo messo un sacco di anni, vendendo zucchini dieci lire al chilo. Ci servivano per comprarci il trattore nuovo, per esempio. D'un tratto, quei bei soldini lì valgono di fatto un decimo. In pratica ci posso comprare un quintale di melanzane, al
massimo. Questa cosa qui si chiama l'inflazione.

Dunque gli è che se non posso comprarmi il trattore (il cui prezzo, ovviamente è decuplicato anche lui), vuol dire che l'anno prossimo il trattorista produrrà meno trattori. Quindi non guadagnerà granché, e non potrà pagare degli stipendi congrui a quelli che lavorano facendo
trattori, che non potranno più comprarsi le zucchine. Quindi chi fa le zucchine non comprerà melanzane, e la E. non potrà comprare la mia salsa barbecoa e così via. E quindi tutti staremo peggio.

Ecco, io l'ho capita così. Che ne pensate?

Etichette: ,

23 gennaio 2008

Divulgazia complessa

Quel che c'è è che, intanto che sto cercando di raccapezzarmi nei temi di wordpress e nei plugin e nei providers, e quale costa meno, e quale va meglio, eccetera, e spero di darvi nuove prestuccio, ecco, mentre questo, vi metto il link a una divulgazia un po' complicata nel senso che ci è un briciolino di matematica ma spiegata eh... Ora ce lo so che la nessi tanto non lo legge per principio, ma se qualcun'altro ce ne ha voglia è qui, in PDF.

Etichette:

13 novembre 2007

Divulgazia sul nucleare, parte seconda

Ora, il fatto che un elemento sia radioattivo (o un isotopo del medesimo lo sia) non vuol dire che sia fissile, cioè si possa usare per fare fissione e sviluppare energia. Ad esempio, nessuno ha mai visto una centrale a carbonio 14, per dire. Al massimo a carbone, ma a carbonio 14 no. Invece certi isotopi di certi elementi pesanti sono fissili, tipo per esempio l'uranio 235. L'idea è questa: in certe configurazioni di nucleoni, se ci metto dentro un neutrone, crolla tutta la baracca. La classica goccia che fa traboccare il vaso. E si spacca tutto. A questo punto, succedono un po' di cose. Intanto, i cocci. Dopo che l'atomo si è spaccato in due pezzi, i due pezzi sono altri elementi, più piccoletti. Questi elementi piccoletti sono belli pieni di tutti quei neutroni che ci aveva l'uranio. Che sono un sacco di più di quelli che servono a loro. Allora, un po' quelli che riescono rimangono negli isotopi dei prodotti e un altro po' si liberano e vanno in giro tutti soletti. Quelli che rimangono negli isotopi rendono ovviamente gli isotopi instabili perché son proprio tanti. Quindi tutti tuttissimi i prodotti della fissione son radioattivi, radioattivi a bestia e radioattivi beta quasi tutti. E quelli sì, fanno malissimo, a volte. L'esempio classico è lo iodio. Lo iodio ha la brutta abitudine di essere assorbito dalla tiroide, per cui si ferma lì. Ovviamente lo iodio che esce da una fissione dell'uranio sono lo iodio 129, che decade beta in xeno 129 e lo iodio 131 che decade beta in xeno 131, sparacchiando un bell'elettrone energetico dentro la tiroide. Dai che dai, tutto sto martellare di elettroni fa venire il cancro. Ma stiamo divagando.

Tutto il concetto è che l'energia che teneva insieme i pezzi, quel tot di forza nucleare, adesso è meno: deve tenere insieme due pezzi piccoli, e quindi si fa meno fatica che a tenere un pezzo grande. Ecco. Quell'avanzo di energia allora diventa energia cinetica e fa scaldare tutto di un pochino. Una roba tipo 211 milioni di elettronvolt. Per paragone, un atomo di carbonio che si ossida quando brucia, rilascia quattro elettronvolt. Un bel po' in meno, no?

Ora abbiamo fatto una fissione da sola. Ma i neutroni che sono scappati per i fatti loro possono finire dentro un altro atomo di uranio e fare un altra fissione, oppure possono scappare via lontano lontano. A seconda che trovi sulla sua strada un nucleo di uranio o no.

In realtà le cose sono appena un pelo più complicate, ed hanno a che fare con la velocità dei neutroni. I neutroni che scappano dal nucleo rotto van veloci, ma veloci. E se son tanto veloci, anche se incontrano un nucleo ci passano in mezzo come un fantasma. La cosa può apparire controintuitiva: nel mondo grande, più una cosa va forte, più è facile che quando scontra qualcosa la spacchi. Ma in realtà bisogna ricordarsi che qui non è un urto che spacca tutto, ma l'instabilità del nucleo. Prima il neutrone ci si deve piazzare in mezzo, e a quel punto crolla la torre. Se invece il neutrone va troppo veloce è come tirar via la tovaglia da sotto i bicchieri. Quando lo fai velocissimo, i bicchieri restano lì. Un altro modo di vederla è considerare il nucleo come una specie di goccia di roba liquida e tutta sballonzolante. Se ci tirate velocissimo un qualcosa contro, quel qualcosa ci passa bel bello in mezzo ed esce dall'altra parte senza farci niente, alla goccia. Se invece ci arriva abbastanza piano, rimane intrappolato nella goccia. A quel punto si stabilizza come abbiam detto sopra. Ecco, questa cosa qui sembra uno dei miei stupidi esempi, e invece è così vera che esiste addirittura un apposito "modello a goccia" che spiega le cose proprio così tra fisici nucleari veri.

Quindi, dicevamo. Dobbiam avere dei neutroni lenti, "termici" si dice, così che possa continuare la reazione. A disposizione però abbiam neutroni veloci. Come facciamo? Beh, basta rallentarli un pochetto. Il modo più semplice per farlo è far rimbalzare i neutroni contro qualcosa. Per esempio, l'acqua. Se ci mettiamo l'acqua, il neutrone inizia a rimpallare contro gli atomi di ossigeno e idrogeno, e cede a ogni urto un pochello di energia a questi atomi perdendone lui stesso. Quando è bello tranquillo riesce a entrare nell'uranio e fare un'altra fissione. Perfetto. Reazione a catena.

Siam quasi pronti per fare il nostro primo reattore nucleare. Anzi, la pila di fermi, che è un attimino più semplice perché trascura tutti i problemi collegati alla generazione di elettricità. Quelli li aggiungiamo dopo.

Innanzi tutto abbiamo bisogno di un po' di uranio 235. Ecco, allora. Di tutto l'uranio presente in natura, il 235 è solo lo 0.7 percento del totale. Umpf. Ecco, allora dobbiamo arricchirlo. Arricchire l'uranio non è una roba capitalistica, nel senso che non è che facciamo diventare più ricco l'uranio. E' più una bossi fini, nel senso che ci liberiamo dell'uranio povero. L'uranio ricco è ovviamente il 235. Quello povero il 238. Il risultato è che alla fine abbiamo da un lato l'albaro e la castelletto del nucleare, l'uranio arricchito, e dall'altro i vicoli e la sampierdarena bassa del nucleare: l'uranio impoverito. Ma quest'è un'altra storia.

Teniamoci l'uranio arricchito. Quello impoverito lo usiamo per fare proiettili e corazze di carriarmati. E' bello denso e spesso. Il fatto che stermini la gente che ci gira troppo intorno quando si polverizza (il che non è raro, visto che solitamente i proiettili sono fatti per detonare e le corazze per essere colpite) --e il fatto che certi studi ben amplificati dalla stampa sensazionalistica ci buttino dentro effetti collaterali diversi da quelli reali tanto giusto così per fare un tanto al chilo da un lato dando notizie false e dall'altro nascondendo o seppellendo i veri, reali, letali problemi dell'uranio dietro a tutta una schiera di altre cose con probabilità dovute ad altre sostanze chimiche di cui nessuno si preoccupa-- facciamo finta che non interessi. Semai lo riprenderemo un altro giorno.

Dicevamo, ho l'uranio arricchito. Ecco. Allora prendo una vasca. Ce lo metto dentro e ci metto dell'acqua e trac. Ecco fatto. Beh sì, ma non proprio. Nel senso che se ho abbastanza uranio 235 nell'acqua, un neutrone diventano due e poi quattro e poi otto e poi sedici e poi trentadue e poi sessantaquattro e poi centoventotto e via così belli esponenziali. E in men che non si dica diventa tutto caldissimo, fonde il fondo della vasca, cola al piano di sotto e vien tutto un casino. Avremmo senza indugio una bella fusione del nocciolo insomma.

Ah, ci va un inciso importante per capire: è impossibile che un qualsivoglia reattore nucleare, in qualunque situazione di esercizio, di guasto, di attentato terroristico, di quel che vi pare a voi per quanto apocalittico, esploda come una bomba atomica. E' sbagliato il materiale (che per una bomba dev'essere moooolto più arricchito, tanto per capirci nei reattori si usa al massimo arricchimento al 50% per ottenere certi effetti, l'uranio cosiddetto weapon grade, cioè buono per farci le armi è arricchito almeno all'85%) ed è sbagliata la geometria di come si mette l'uranio nella vasca. C'è la stessa differenza che c'è tra un pezzo di legno secco e la polvere nera dentro una cartuccia. Sempre carbonio che brucia è, ma non s'è mai vista una bomba a legna secca.

Comunque il concetto è che anche se non fa il fungo atomico, la fusione del nocciolo è una bella gatta da pelare. Quindi vogliamo evitarla. In effetti, basterebbe togliere l'acqua, ma regolare velocemente e precisamente la quantità di acqua che circonda il nostro uranio è una roba mica come dirlo.

Un assorbitore è una sostanza che si prende i neutroni e se li tiene invece che lasciarli andare in giro. In effetti dev'essere una sostanza che assorbe un bel po' di neutroni. Ad esempio il cadmio. Ecco. Si fanno delle barre di cadmio, che si chiamano barre di controllo e si mettono in mezzo all'uranio, nell'acqua. Le barre si fa che si possano estrarre un pochino e inserire un pochino alla volta. Ecco. Così mettiam le barre tutte nell'acqua. Poi ci mettiamo l'uranio. E non succede un bel niente. Quel paio di neutroni che riescono a entrare se li ciuccia subito il cadmio, vorace com'è. Allora pian pianino togliamo il cadmio, un pochino alla volta. Diciamo che per esempio sfiliamo una barra di un palmo. Continua a non succedere niente. Ci dobbiamo mettere dei neutroni noi. Quindi inseriamo un emettitore di neutroni. Voila.

Ecco, abbiamo sempre la barra di cadmio tirata un po' su. E adesso un neutrone riesce a passare e ad arrivare a un atomo di uranio. Prima fissione. Da quella fissione esce qualche neutrone veloce. L'acqua li rallenta. Qualcuno arriva a un altro uranio, qualcun altro viene freddato dal cadmio. Prima di poco, tutti i neutroni vengono ciucciati dal cadmio. Fine. Allora tiriamo su un altro po' la barra. Va un po' meglio, dura un po' di più. Ma muore di nuovo. Un altro palmo, piano piano, un palmo alla volta. Finché alla fine tutto si spegne, si dice che il reattore è subcritico.

Estrai cadmio che estrai cadmio, a un certo punto c'è un buon numero di neutroni che entrano nell'uranio. In effetti, normalmente appena più del necessario: il numero di neutroni aumenta e aumenta, e quindi aumenta il numero delle fissioni, che fa aumentare il numero dei neutroni, e così via. Il reattore è supercritico, come a dire, son cazzi. Una reazione a catena. E la temperatura dell'acqua aumenta.

Ci avete presente cosa succede quando aumenta la temperatura di qualcosa a quel qualcosa? Allora, la prima cosa che succede è quella che si dilata. E' il motivo per cui il treno fa tutum tutum. Perché c'è uno spazietto nelle rotaie per quando fa caldo e le rotaie si dilatano. Così lo spazietto si restringe e i binari non si sbiellano. L'acqua fa uguale. Si dilata, e diventa anche meno densa, visto che deve occupare più posto colla stessa quantità. Ce n'è meno per unità di volume. E' il principio dietro alla mongolfiera, eh.

Ora, noi i neutroni ci servono lenti, e li rallentiamo rimbalzandoli sull'acqua. Ma se l'acqua è meno densa, i neutroni trovano meno da rimbalzare, e quindi mica così scontato che rallentino. E il reattore torna subcritico.

Allora via con un altro palmo di cadmio. E dopo che ce la siamo menata per qualche ora, finalmente un punto di equilibrio. O no?

Ah, no! Ci siam dimenticati un fatto. Che dai che dai, la temperatura aumenta sempre di più. E a un certo punto arriva a cento gradi. E cosa succede all'acqua a cento gradi? Esatto. Evapora. Senz'acqua a tener tutto un po' più fresco, c'è il rischio che il nocciolo fonda! E invece no: l'abbiamo appena detto, il perché. Se c'è il vapore, la densità è bassissima, e si spegne tutto. Questo è un problema, visto che vogliam tenere acceso il reattore per veder che succede. Quindi mettiamo una pompa: una bella pompa che fa girare l'acqua. Questa pompa sposta le bolle di vapore che si formano intorno all'uranio e ci mette dell'acqua appena più fredda. Ancora qualche maneggio con il cadmio, palmo dopo palmo, ed ecco che siamo al punto di equilibrio. Un bel reattore critico. Questo vuol dire raggiungere la criticità.

E noi abbiamo fatto la pila di Fermi: un reattore ad acqua, ma senza turbina.

Etichette:

09 novembre 2007

Divulgazia sul nucleare, 1 parte

Sulla radioattività

Ecco, in questa divulgazia qui io avrei voluto spiegarvi come funziona l'energia nucleare. Il fatto però è che veniva lunghissimo, e allora farò una divulgazia a puntate come avevo fatto quella per la talpa, se vi ricordate.

Vorrei precisare che non ho nessuna intenzione di creare discussioni e litigi. Solo che credo che saperne un po' di più possa sempre aiutare.

Intanto qui quindi ci provo a raccontarvi cos'è per bene la radioattività, che non serve per fare l'energia nucleare, di per sé, ma un pochino concettualmente ci è collegata.

Allora, partiamo dall'energia. Energia è un concetto complicatissimo, fondamentalmente per il fatto che tutti sanno cos'è ma nessuno lo sa spiegare. Un po' come il concetto di tempo, tanto per capirsi. Ma tutti sanno cos'è, abbiam detto, almeno intuitivamente. Quindi bom. In pratica quello che ci interessa a noi è che l'energia la vogliamo usare per produrre elettricità. Produrre elettricità siamo capaci colle turbine, che son degli aggeggi che quando girano producono elettricità. Sul come, a sto giro, non ce ne preoccupiamo. Vogliamo solo farle girare.

Ecco, per farle girare, ci buttiamo sopra qualcosa che va veloce, tipo l'acqua del mulino contro la ruota del mulino. Così funziona l'idroelettrico. Ma noi oggi non parliamo di idroelettrico, quindi non ci buttiamo sopra l'acqua. Ci buttiamo il vapore.

Ma andiamo con ordine. Allora, immagino che tutti abbiate un'idea di com'è fatto l'atomo. Probabilmente è un'idea sbagliata, ma ci fa uguale. Un atomo è fatto di un nucleo e degli elettroni che ci stanno intorno. Lasciamo stare gli elettroni e pensiamo al nucleo. Visto che ci interessa il nucleare, pare una scelta sensata. Il nucleo di un atomo è fatto di un certo qual numero di protoni e di un certo qual numero di neutroni. I protoni, ricorderete, hanno carica positiva. Bene, e allora come fanno a stare tutti compressi in quel cosino piccolissimo che è il nucleo? Se si respingono come due calamite che si respingono, più li avvicino più è forte la forza che li respinge.

In realtà c'è un'altra forza che tiene insieme i protoni, che si chiama forza nucleare. E' una forza strana, questa, quasi che sembra un imbroglio. In pratica non è una forza vera, ma il risultato di un'altra forza che si chiama nucleare forte e tiene insieme i pezzi che fanno i protoni. Comunque questa forza qui è quella che contrasta quella elettromagnetica che spingerebbe via i protoni.

Ora, facciamo finta di prendere un bell'atomo. A seconda di quanti protoni ci ho, faccio un elemento diverso. Ad esempio, l'elio è due protoni, l'oro 79, l'alluminio 13 e così via. Ma oltre ai protoni abbiamo detto che ci sono i neutroni. I neutroni son neutri of course, elettricamente intendo. E sembra che stiano lì a far la polvere. Ma invece son fondamentali, perché la forza forte, e quindi la nucleare, la fanno anche loro. E quindi insomma, ci vogliono per far tutto bello bilanciato e tenere tutto intero. Ogni atomo il suo bel numero di neutroni. Per dire, il carbonio ha sei protoni e sei neutroni. Voila.

Ecco, però non è così semplice: perché le cose si possono incastrare in modi un pochino diversi a seconda, e quindi ad esempio, possiamo far stare un neutrone o due in più nel nucleo, a volte. Ad esempio, se prendiamo il carbonio, 6 protoni, di base ci ha 6 neutroni. Ogni tanto però, ci fa stare 8 neutroni. Normalmente quindi il carbonio ha 12 robi nel nucleo (i robi si chiamano nucleoni), ma ogni tanto ne ha 14. Questi due cosi qui, che son lo stesso elemento ma con un numero di nucleoni diverso (quindi con un numero di neutroni diverso) si chiamano "isotopi del carbonio". E il nome corto è col numero di nucleoni dopo il nome dell'elemento, Carbonio 12 (o C12) e Carbonio 14.

La cosa è però che capita che non è che ci stia tutto bene bene dentro. Ad esempio, il carbonio 12 e il carbonio 13 sono belli stabili. Ma a metterci un altro neutrone si disequilibra tutto, come mettere una roba di troppo in una pila storta di robe, si sminchia. A questo punto l'atomo fa del suo meglio per ritornare stabile, per stare in equilibrio. E' come un'arancia in una fruttiera tonda. Se la tirate un po' su da un lato, l'arancia cerca di stare in un equilibrio più stabile e torna nel mezzo della fruttiera. Si dice che va a una configurazione minima di energia. Per fare ciò, l'atomo deve liberarsi di tutto quel peso. E quindi sputa fuori un po' di roba. Quella roba è la radioattività.

Ora, la radioattività in realtà sono tante diverse. Si chiamano con un po' poca fantasia alfa, beta e gamma. A questo punto fate uno sforzo piccolo e cercate di seguirmi.

Allora, dunque. Vi ricordate che abbiamo detto che la massa è energia e l'energia e massa, sì? Era in un'altra divulgazia, quella per la talpa. Ecco. Allora facciamo con ordine.

Abbiamo, facciamo finta, un bell'atomo di C14. Evviva, che bellezza. L'atomo di C14 sbilica un pochello, ma mica tanto. In media è capace di star così per quasi seimila anni. Vabè. Facciamo che proprio adesso invece non ce la faccia più, e voglia rilassarsi un po'. Quando succede nel mondo reale non lo sappiamo, è una roba statistica. C'è una certa probabilità che accada e bom. Ma facciamo che accade ora. Orbene, che succede?

Allora, il neutrone praticamente ha tanta energia come un protone più un elettrone. Appena un pelo di più, in realtà. L'atomo ci pensa un po' su e poi dice... Mmmmm... L'azoto ha un protone in più e un neutrone in meno, quando è stabile. Ecco, allora farò così: prendo un neutrone dei miei e lo faccio diventare un protone e un elettrone. Il protone lo tengo, così divento azoto stabile (N14), l'elettrone non mi serve a niente e lo butto via. Ecco fatto. Ah, l'avanzo di energia in più ci faccio un neutrino, lo lascio andare e non se lo fila nessuno. Invece, l'elettrone che sprizza via è proprio la radioattività. Radioattività beta.

Ora facciamo un altro esempio: prendiamo un bell'atomo di uranio. Sì, lo so che siete paranoici e preoccupati a maneggiare l'uranio così facilmente, però insomma... Ci stiamo poco, non è tanto pericoloso. Allora, dicevamo. Prendiamo l'uranio. L'uranio è una bestia strana, fondamentalmente perché ha un sacco di protoni. Novantadue, per la precisione. Con tutti quei protoni lì ci vanno un sacco di neutroni per bilanciare le forze, così tanti che di fatto è sempre instabile, il maledetto. La forma più vicina alla stabilità è quando ha 146 neutroni, ma anche così è in una brutta situazione. Allora, direte voi, dovrà fare come prima... Perdere un neutrone, prendere un protone e diventare nettunio. Ma il nettunio ci servirebbero ancora più neutroni e quindi ancora più instabile. Non funziona. Dobbiam alleggerirci proprio del tutto. Come fare quindi? Beh prendiamo due protoni e due neutroni e li buttiamo via. Due protoni e due neutroni si chiamano una particella alfa. Indovinate che radioattività è questa? Comunque, il risultato di tutto questo buttar via roba come le pulizie di primavera è che il nostro atomo da U238 diventa Torio 234. Che non è stabile. Lui, povero, ci prova a decadere beta, e diventa protoattinio 234, che però è sempre instabile, anzi instabilissimo. Rifa beta, e torna uranio, anche se 234. Argh, l'uranio deve decadere alfa, non ce la fa a fare altrimenti. Via, Torio 230. Il Torio 230 decide di decadere alfa anche lui, perché è quello che gli conviene di più. Diventa Radio 226, poi Radon 222, poi Polonio 218, e quindi Piombo 214. Che, direte voi, è stabile. E invece no: il 214 è un isotopo radioattivo del piombo. Che decade beta in bismuto 214, che decade beta in polonio 214, che diventa piombo 210, che è ancora radioattivo. Quindi ancora un giro: beta in bismuto 210, beta in polonio 210. Finalmente alfa in Piombo 206. Che è stabile.

La radioattività gamma è un po' diversa, in pratica è un fotone, bello energetico ma pur sempre fotone. Praticamente, quando un nucleo decade alfa, può accadere che gli sia rimasta un po' troppa energia per la nuova situazione. Per buttare via questa energia si fa un fotone. Voila, un raggio gamma.

Ecco insomma spiegato alla grossa la radioattività che son più cose con lo stesso nome in realtà.

Le radiazioni queste qui si chiamano radiazioni ionizzanti. Perché fanno gli ioni. Nel senso che quando passano vicino a un elettrone può essere con una certa probabilità che lo tirino via. E quell'elettrone che tirano via c'è una possibilità che sia di un atomo del corpo vostro. E quell'atomo c'è la possibilità che stesse in una certa grossa molecola del vostro corpo. E c'è la possibilità che quella grossa molecola fosse proprio un pezzo fondamentale del DNA vostro. E c'è una possibilità che tra tutte le molecole del vostro DNA che potevano rompersi quella lì proprio quella volta lì non riuscisse ad aggiustarsi da sola (il DNA fa delle robe devastanti che neanche la Ford di Henry Ford, quanto a catena di montaggio). Ecco, in quel caso, la cellula inizia a fare un po' di casino, e c'è una possibilità che il sistema immunitario non la trovi e la uccida subito. E allora a quel punto inizia un cancruccio. E c'è una possibilità che non si fermi da sola a un certo punto, la cellula malata. E allora viene proprio il cancro vero.

Ora, tutta questa cascata di possibilità rende il tutto estremamente improbabile, ma tant'è gli atomi son così piccoli che in una nticchia ce ne sta una valanga gigantesca. E se ogni atomo di questa valanga ci prova, a ionizzare, alla fine c'è una probabilità significativa che accada il peggio.

La cosa divertente però è che in realtà gli elementi che decadono alfa li si può tenere in mano tranquillamente: questo perché le particelle alfa son gigantesche, e non ci passano attraverso lo strato morto della pelle. Il vero problema di quelle è se vengono ingerite o inalate. Il polonio, per esempio, si sa che danni fa, se i servizi segreti lo mischiano al vino rosso. Le altre ci va delle barriere un po' più sensate, metalli di solito. Tipo il piombo o robe così.

Etichette:

16 ottobre 2007

Divulgazia: il web e google

E' giunta l'ora di sfruttare una pausa pranzo per una nuova entusiasmante divulgazia. Nella fattispecie, come cavolo funziona gugol. Spero di togliere un po' di dubbi a g. alla e. e anche a tutti gli altri... Però ci vuole prima capire anche tutto il web, quindi resistete. Sarà un po' lunga, ma senza praticamente mate, occhei?

Allora, il web. Il web è quella cosa che è fatta di pagine web, che sono scritte in accatiemmelle, che girano parlando accatittippì. Ora, la moda è di dire internet per dire web, ma internet è un'altra roba. Internet è il servizio su cui il web esiste. Un po' come dire il trasporto su strada per dire il trasporto coi camions. Si dice, ma il camions è solo una roba tra tutte quelle che vanno sulla strada.

Sia internet vera e propria che il web sono reti. Ci vuole innanzi tutto però una definizione di rete. Allora, una rete è una roba fatta da due gruppi di entità: i nodi, che sono le cose, e gli archi, che sono i collegamenti fra i nodi. In gergo da megascientisti diciamo noialtri che una rete si chiama grafo. Grafo è solo un sinonimo di rete, eh, ma fa tutto un casino perché si confonde facile con grafico, che è tutta un'altra roba.

Ora come ora, noi ci interessa il web. Quindi vediamo come è fatta la rete del web. Allora, i nodi decidiamo che sono le pagine. Tipo questa pagina qui del mio blogs è un nodo del web. Poi gli archi, che sono a questo punto i collegamenti tra pagine, sono ovviamente i links. Voilà. Facile e indolore. Ecco, allora. Intanto diciamo una cosa fondamentale: che i links vanno da una pagina all'altra, non indietro. E' ovvio, no? Bene, allora abbiamo quello che si chiama un grafo orientato. Ora, fin qui niente di che. Arriva subito però una cosina appena poco più difficile. Anzi, complessa.

Noi possiamo inventarci reti fatte come ci pare, usando la definizione che abbiamo dato: ecco un esempio idiota. Prendiamo come nodi i numeri interi positivi da 1 a 10. Sono 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10. La relazione che mette gli archi ci mettiamo "successore", cioè "più uno". Vuol dire che mettiamo un arco tra due numeri se il primo più uno fa il secondo. Bella scemata, direte voi. E infatti, il grafo viene così:

1 -> 2 -> 3 -> 4 -> 5 -> 6 -> 7 -> 8 -> 9 -> 10.

Questo è un esempio di grafo banale, noioso e poco interessante. Oppure possiamo anche considerare come un grafo un albero genealogico:


Nonno1 Nonna1 Nonno2 Nonna2
\ / \ /
\ / \ /
Papà Mamma
\ /
\ /
\ /
-----v-----
paolino


Anche questo caso il grafo è banale noioso e poco interessante, nonostante l'alta qualità dei nodi.

Ecco invece poi ci sono altri grafi, più interessanti, che si chiamano grafi complessi o reti complesse.

Le reti complesse sono reti stravaganti che hanno proprietà da panico. Per esempio la rete degli amici è complessa: c'è il fatto che non è vero il concetto buonista che gli amici degli amici sono sempre miei amici. Per questo motivo, vengono fuori tutti dei casini del tipo: ma che ci trovi in quella, ah no se c'è lui non esco con voi, ma perché non chiami anche loro? Ah perché poi sennò vengono pure gli altri, e via così. Il risultato è una roba caotica e incasinata di archi di amicizia tra tutte le persone. Ovviamente, più persone, o nodi, mettiamo, più gli archi si incasinano. Però attenzione, non è che funzioni proprio a casaccio eh: solitamente funziona così, che si parte in pochi, poi si porta l'amico nuovo, il collega, il conoscente, la fidanzata, l'amico della fidanzata, e via così crescendo crescendo. Ecco, un processo di crescita. E le reti complesse spessissimo funzionano così. A crescita. Per esempio, vi svelo un arcano: avete presente quando a maggio dicono "quest'inverno arriverà l'influenza di hong kong"? Come credete che facciano? Beh con la teoria dei grafi, of course... Per il come, cioè tutto un po' di teoria dei grafi un po' più complicata ma mica tanto, magari ci facciamo un'altra divulgazia, però, che sennò andiamo fuori tema.

Dicevamo, il web. Il grafo del web sottostà ad un processo di crescita, tipo che faccio il blogs, poi metto il link a chenesò, la e., poi arriva un altro e mi linca a me. Crescendo, con calma, mica tutto insieme. Questa è una cosa importante.

Flashback, musichetta d'atmosfera. Millenovecentosessantasette. Stanley Milgram è un sociologo che cinque anni fa ha giocato al finto carnefice attaccando finti elettrodi ad attori e facendo attaccare la corrente per finta agli sperimentati. Ora gli viene in mente un altro giochino simpatico: prende un tot di pacchettini e ci mette dentro delle cartoline preaffrancate. Poi becca da un lato dell'America un tot di tizi a caso e gli manda un pacchettino. E una lettera. Nella lettera ci è scritto: questo non è una catena, non è spam, è un esperimento scientista. Per favore fai così. Vogliamo fare arrivare il pacchetto al signor Tizio di Boston. Preso a caso dall'elenco del telefono. Invece che mandargli un pacco postale o che so io, un pony express, vogliamo il tuo aiutino. Lo ripeto, non c'è trucco, è uno sperimento scientista. Thankyou. Fai così. Allora, apri il pacchettino, prendi una cartolina, scrivici il tuo nome. Poi, se conosci proprio Tizio di persona, dacci il pacchettino e scrivi anche il suo nome sulla cartolina e spediscicela indietro a noi altri scienziati. Se invece non lo conosci, ecco allora pensa a un tuo amico che potrebbe conoscerlo o conoscere qualcuno che lo conosce, scrivici il suo nome sulla cartolina e quella la mandi a noi, invece il pacchettino ce lo dai a lui insieme colle istruzioni. Molte grazie, tuo sentitamente stan. Poi si mette lì e aspetta, e qualche cartolina inizia ad arrivare. E Stan scopre che in media ci vogliono sei cartoline, per arrivare a Mr. Tizio di Boston. I sei gradi di libertà. La storia del piccolo mondo.

Ora vi chiederete: echissenefrega? Che c'entra con il web? Beh, c'entra, perché anche il web, come la rete delle conoscenze, è una rete complessa, a piccolo mondo. Ci vogliono in media nove passi per arrivare da una pagina a caso a un'altra pagina ben definita ma sempre scelta a caso. E nel millenovecentonovantotto, si scopre perché.

Vi ricordate i grafi? Ecco, allora diciamo "grado" il numero di archi che ci ha un nodo. Il grado entrante è quanti archi entrano in un nodo, il grado uscente quandi (duh) ne entrano. Ora, nel novantotto scoprono questa simpatica cosa che se uno ci pensa è come l'uovo di colombo, che nelle reti a crescita certe persone sono amiche di tutti e non odiano nessuno e altre persone invece sono amate da tutti, proprio l'anima della festa. Tradotto in grafese, i primi hanno un alto grado uscente, i secondi un alto grado entrante. Nella teoria delle pagine web, si chiamano rispettivamente "hub" e "autorità". E il piccolo mondo? Beh nasce dal fatto che se finisci su un hub, a quel punto è facilissimo capitare proprio a destinazione. Perché? Ma perché un hub conosce un sacco di gente, quindi probabilmente nel mucchio anche chi ci interessa a noi.

Uff. Bene. Per spiegare google serve solo questo, di teoria dei grafi. Ora arriviamo a stanford.

Brin e page son due studentelli di stanford, che invece di fare "elimina paziente", per la tesi fanno google. Così, per laurearsi. E hanno quest'idea geniale. Dicono: fai finta di essere in una biblioteca senza tessere e senza bibliotecario. Nella biblioteca ci sono venticinquemiliardi di libri. Ogni giorno un numero imprecisato ma grande (tipo qualche migliaio) di libri viene aggiunto. Non sai il titolo del libro che vuoi leggere, né l'autore né lo scaffale, ma solo di cosa parla. In effetti non vuoi un libro ben preciso, ma il libro migliore su un certo argomento. Hai una manciata di secondi per trovarlo. Ecco, questo è il web, e tu sei il motore di ricerca. Niente male, no?

E come fare? Allora, innanzi tutto dobbiamo sapere di cosa parlano i libri. Questa è una cosa complicatissima, visto che dobbiamo basarci solo sul testo e non sul significato (i computer fanno una gran fatica a capire il senso di una frase, mai provato a far tradurre al traduttore automatico un testo?) Per esempio fate finta che tutti i libri della biblioteca siano in euskadi, l'improbabile lingua basca. Partiamo da una pagina.

In prima approssimazione, possiamo cercare di distinguere tutte le parole. Quello è facile, ci sono gli spazi. Possiamo dire che se cerchiamo "mayapuildse", basterà restituire tutti i documenti che contengono da qualche parte la parola "mayapuildse". Ma non è detto che sia così semplice: per esempio una congiunzione o un articolo, come "e" o "the" compaiono una svalangata di volte. Facile, direte voi, ignoriamo quelle parole lì.

Ma supponiamo di cercare "ancora", in italiano: magari noi intendiamo qualcosa che ha a che fare con la nautica, ma ancora è anche una parola molto usata in generale nel significato avverbiale. Restituire tutte le pagine che contengono "ancora" non ha molto senso. Siamo a un bel dilemma. Anche perché tutto sarebbe più facile se ci fossero tante belle parole da confrontare, ma si è visto che quasi il novanta percento delle ricerche hanno fino a tre termini, e la media è poco meno di due. Urgh.

C'è un vantaggio, però: siamo in una rete. Una rete di quelle complesse, con delle proprietà. Quindi sfruttiamo queste proprietà. Una di queste è il clustering, o raggruppamento. Per esempio, tutti i siti che parlano di teatro potranno essere abbastanza collegati tra di loro, o i siti di cucina anche. Quindi posso usare anche le informazioni sulle pagine che mi puntano per cercare di capire se ci sto dentro mentre cerco. E in questo modo si fa una roba che si chiama link bombing. Uno famoso è miserable failure che punta alla biografia ufficiale di George W. Bush. Quindi se tipo qui scrivo "mi scopo la nonna di cappuccetto rosso pompini e gattemorte", niente di più facile che a un sito di voialtri spunti qualcuno che ha cercato tale banale ricerca (e garantito che qualcuno arriva a tanto seriamente). Ma in generale, la questione è di blogger e wordpress e quant'altro. Che fanno un po' anche gli aggregatori, e lincano a caso tipo "ultimi blog aggiornati" in home page. Ora, è chiaro che se aggiornate più o meno negli stessi cinque minuti il blogs voi e la sorella pervertita di shrek siete linkati tutteddue dalla stessa pagina e quindi considerati "collegati". Ecco svelato l'arcano.

Poi anche il problema è di decidere tra le centomila pagine restituite quali vanno per prime, quelle che "ti senti fortunato". Questa, in realtà è la vera forza di google. E di nuovo si basa sui grafi. Autorità e Hub. In pratica, per farla breve, il concetto è che: 1) se sei un'autorità (sei lincato da molti) allora sei troppo figo e meriti di essere letto; 2) se chi ti linca è un'autorità a sua volta, allora vale la pena, voglio dire l'amico di uno fighissimo vale la pena provare a sentire che ha da dire, no? 3) Al contrario, se chi ti linca è uno che linca il mondo (un hub), beh allora non sei mica uno tanto speciale, voglio dire da lui un link ce l'ha anche il criceto di mia nonna... Ecco, su ste tre ideuzze facili facili, ci hanno fatto su il più grosso patrimonio onlain della storia... E intanto lecco culi di cossiga fa arrivare al mio blog, magari...

Etichette:

27 aprile 2007

Divulgazia vera, in aiuto della etalpa 3

Gran Finale
Ecco allora, praticamente a questo punto abbiamo detto e appurato come
ogni cosa sia bella discreta, tutto un multiplo di centesimi di euri
oppure di h, a seconda di come la volete vedere. Il fatto è che quando
dico tutto, intendo proprio tutto. Cioè sia le cose, che quello che le
fa interagire o gli dà proprietà o cose così.

Ecco, praticamente fate così: prendete due calamite. Due calamite, di
base, o si attraggono o si respingono, la solita storia, bla bla
bla. Ecco. Occhei. Però vi siete mai chiesti che cos'è
quell'attrazione lì? Beh una forza, direte se avete fatto la fisica
anche solo quello del sociopsicopeda. Ok. Giusto. La forza
elettromagnetica, si chiama. E la forza elettromagnetica cos'è? Boh
che ne so... Una forza... Però possiamo dire ragionevolmente che la
forza ha a che fare con l'energia, giusto? Liuc, usa la forza! E
quando liuc usa la forza, fa una specie di energia. Quindi insomma,
forza ed energia son collegate. E ve lo ricordate Planck? Ah! Planck
dice che le robe che hanno a che fare con l'energia (e anche con la
materia, grazie a E=mc2) non sono mai continue e lisce, ma solo
quantizzate e discrete. Fanno i quanti. E un quanto di roba si
chiama, tra scientisti, particella. Ma allora anche l'energia
elettrica deve essere fatta di particelle. Particelle di attrazione o
repulsione o robe così, di qualità elettromagnetica.

Ora, pensate questa cosa qui: avete vinto un viaggio premio in
Giappone. Se provate a invitarmi non vi parlo più, ché io li odio i
musigialli. Però fate finta che invece voi ci andate. E vi invitano a
una partita di pallavvolo di milaeshiro due quori nella pallavvolo (il
quore è un cuore quantistico). Ecco. Quello che vedrete è grossomodo
questo: ci sono le due squadre, una capitanata da mila e l'altra da
una tipa coi capelli blu e una sindrome ossessiva maniacale. Entrambe
sono dopate. Allora facciamo finta che le giocatrici siano
particelle. E facciamo finta che l'attrazione elettrica siano i punti
della partita. Cos'è che permette alle particelle di fare i punti
(cioè alle giocatrici di avere un'interazione elettromagnetica)? Beh,
la palla. Ecco la palla è la particella mediatrice del campo di
pallavolo. Il bosone dei punti. E la teoria che ci sta dietro si
chiama ovviamente teoria di campo.

Approfondiamo un secondo questa cosa qui del bosone. Allora,
praticamente una volta, le particelle che si sapevano erano pochine:
elettrone, protone e neutrone, intanto. La materia di tutte le cose,
più o meno: le cose che formano gli atomi. Poi il fotone e poco di
più. Poi a un certo punto, qualcuno ha avuto la brillante idea di
prendere queste particelle e farci i crash test come con le
mercedes. Le particelle, che non sono mercedes, si disintegrano
proprio, tipo una trabant contro un suv. Ed escono fuori altre
particelle, alcune note e alcune nuove.

Ora, tutti quanti voi un acceleratore di particelle lo avete visto e
ce lo avete anche in casa. E' la tele, o lo schermo del compiutero, ma
quello grande, non quello piatto. Come funziona? Allora, in pratica
c'è in fondo sul retro un cannone elettronico, che spara elettroni. Un
raggio di elettroni. Delle calamite lo accelerano (con la repulsione
elettromagnetica), delle altre allo stesso modo lo condensano in una
righina sottile sottile. Poi delle altre calamite ancora lo spostano e
fanno colpire in ogni istante un punto diverso dello schermo. Ogni
punto dello schermo (pixel, si chiama) è rivestito di una roba
fluorescente, che quando la colpisce un elettrone fa una lucina, e
quando invece no non fa nessuna lucina. A seconda di quanti elettroni
arrivano in un punto, il pixel fa più luce o meno luce. Punto dopo
punto ecco fatta l'immagine. Ma il concetto a noi fondamentale non è
come funziona la tele, ma come fare un acceleratore di
particelle. Esattamente allo stesso modo, solo più in grande: si fa
tipo un anello, ci si mette dentro le particelle tipo gli elettroni o
i protoni e si tengono belli a mezz'aria colle calamite. Ecco, a
mezz'aria no perché dentro l'aria non c'è, però insomma era per
capirsi. E poi delle altre calamite gli danno la spinta
elettromagnetica che li accelera. Più spinte gli danno più
accelerano. Degli altri magneti tengono in carreggiata i fasci di
particelle. Ora, si fa un fascio che gira in senso orario e uno in
senso antiorario. Poi quando le particelle son belle veloci, trac, uno
scientista clicca un bottone e le calamite che tenevano in carreggiata
i fasci si sminchiano un po' e le particelle fanno un
frontale. Sbam.

Ecco, a quel punto le particelle si disintegrano, dicevamo. E fanno un
gran botto. Ma le particelle sono fatte di energia, dicevamo. E
l'energia non si crea né si distrugge. E allora, dove va a finire
st'energia? Eh boh, in altre particelle. Quali? Ecco, questo non si
sa. Dipende dalla probabilità, dalla massa e dall'energia.

Allora. Ricordate quando abbiamo detto che siccome E=mc2, possiamo
dire che il sassetto di cinquanta grammi ha una massa di
unmilionecentoventicinquemila calorie? Ecco, facciamo uguale con le
particelle. A parte che usare le calorie o i joule è scomodo più
o meno come usare i chilometri per dire quanto è grande un
elettrone. Quindi si usa un'unità diversa, come si usa il carato per
il diamante invece che le tonnellate. Si usa il MeV e il GeV. Il MeV è
un milione di elettronvolt, e il GeV è il miliardo di
elettronvolt. Cioè, tanto per capirci, rispettivamente
0,0000000000000000000001 grammi e 0,0000000000000000000001
chili. Ecco, le masse delle particelle si misurano così, in millesimi
di miliardesimi di miliardesimi di grammo. Questa è l'energia a riposo
di una particella, ad esempio 938 MeV pesa il protone. Poi è ovvio che
se la acceleriamo un sacco, oltre a quell'energia lì c'è anche
l'energia per farla girare velocissima, l'energia
cinetica. Ecco. Quando si disintegrano le particelle, possono
spuntarne altre di massa diversa, a velocità diversa. In pratica si
ridistribuisce l'energia. Quindi se faccio un sacco sacchissimo di
urti, grossomodo troverò ogni tanto tutte le particelle che possono
avere una massa con quella energia. Ecco come si scoprono le
particelle nuove.

E una volta che si hanno una quintalata di particelle nuove, le
organizzate per benino in categorie: mettiamo quelle più pesanti in
questo cassetto qui, e ci mettiamo un'etichetta con scritto barioni
perché sono pesanti. Poi queste altre qui invece le mettiamo nei
leptoni, e queste altre ancora cosa fanno? Ah ma sono mediatori del
campo! allora sono bosoni. Bosoni perché c'era un amico di einstein
che si chiamava Bose.

Ok. Ci siamo. Allora praticamente, a questo punto succede questa cosa
qui: che si mettono a capire chi è il bosone di cosa. E per esempio,
se due particelle hanno carica elettrica si scambiano un bosone
apposito per interagire fra di loro. Come la palla da pallavolo. Il
bosone elettromagnetico si chiama il fotone. Oppure, per fare la
radioattività ci vogliono i bosoni di gauge (che si legge gheig). Si
chiamano W e Z. Eccetera eccetera. E poi arriva Higgs. Che dice: sì
fico, ma qui non c'è niente che dica che cos'è la massa.

Ecco, la massa. Il fatto è che noi siamo tanto abituati a vedere robe
massive che pare scontato che la roba abbia massa. Il fatto è che a
ben vedere, mica abbiamo mai detto che cos'è, o da dove viene questa
massa. Abbiamo solo detto ah! La massa del protone è tipo pochissimo,
ma perché è così? Ecco, non vi ho detto un pettegolezzo importante:
gli scientisti hanno fatto un bel modellino, un diorama
dell'universo. Si chiama modello standard perché è quello che se ne
stanno tutti. E fino a un certo punto in questo modellino la storia
della massa non c'era... Ah! Oh! Eh ce la siam dimenticata, vabbè cosa
vuoi che sia! Ecco, ma poi arriva un revisore della corte dei conti,
il Padrino dei finanziamenti della comunità europea. Scena, esterno
giorno. Il matrimonio tra l'amministratore delegato della Novartis e
il Parlamento Europeo. A un tavolino, sotto il sole, mangiando
sorbetto al limone, un preoccupato funzionario del Cern chiede al
Padrino: "Padrino, avete risolto la questione della massa?" "Certo. Ho
mandato Higgs. Ha rotto spontaneamente la simmetria del modello
standard, come avvertimento. Gli ha fatto una proposta che non poteva
rifiutare. Non avremo più probblemi."

Praticamente, insomma, Higgs appiccica la questione della massa al
modello standard, e i conti tornano tutti. In pratica, il bosone di
Higgs è il bosone che interagisce con le particelle e gli da la
massa. Come il fotone fa con quelle elettricamente cariche, il bosone
di higgs lo fa con quelle che hanno massa. Solo che perché i conti
tornino praticamente deve succedere che il bosone di Higgs deve avere
massa anche lui, cioè deve interagire con se stesso, per iniziare. E
soprattutto bisogna vederlo. E come si riconosce?

Fate finta di non aver mai visto una palla da pallavolo. Vi trovate in
un container di palloni davanti alla decathlon e ne volete uno da
pallavolo. Se non avete mai visto un pallone da pallavolo,
probabilmente non giocate a pallavolo quindi non si spiega perché
cerchiate proprio un pallone da pallavolo, ma facciamo finta di niente
e proseguiamo. Ecco, che cosa cercherete? Sapete, perché ve l'hanno
detto, che è bianco, grosso più o meno come un pallone da pallavolo e
diventa una focaccina informe se battuto o schiacciato da mila. Di
sicuro non cercherete tra le palle grandi come quelle da tennis, o
pesanti come quelle da bowling, o rigide come quelle da
basket. Insomma, quando ne vedrete una sarete ragionevolmente sicuri
che sia una palla da pallavolo.

Col bosone di Higgs è lo stesso: sappiamo che energie ci vogliono per
trovarlo. Il problema è piuttosto un altro: sappiamo che non può
essere più grosso di un tot, che è circa 200 GeV. Ma nessuno lo ha mai
trovato fino a adesso, e abbiam guardato bene fino a 115GeV, e gli
scientisti son peggio di san tommaso, che se non vedono non
credono. Ecco, e quindi praticamente fino ad ora son lì che dicono
beh, sarebbe carino se ci fosse ma mica detto eh. Anche perché 115 GeV
mica son tanto distanti da 200... E allora sarà mica tanto probabile
trovarcelo. Però poco probabile è diverso da impossibile.

Solo che ora siamo alla resa dei conti: LHC. LHC è un megacceleratore
di particelle che fa un sacchissimo di energia: tipo 14 mila GeV. E
quindi praticamente come dire, se non lo troviamo qui ora il bosone di
Higgs, possiamo essere abbastanza sicuri che non esista. E un po' di
ansia la mette, questa cosa qui, con quel Padrino dei finanziamenti in
giro... Anche perché il sicario questa volta farebbe fuori il modello
standard.

Quindi la talpa dice: han boicottato, dicon peccato e tutto continua
come prima.

E a questo punto ci sta, la sigla di ics fails.

Etichette: ,

24 aprile 2007

Divulgazia vera, in aiuto della etalpa 2

Tu dimmi quanto quanto...

Le robe quantistiche sono inquietanti. Praticamente tutto il dilemma
nasce dalla cosa seguente: prima c'era niuton, ve lo ricorderete, che
dice ah! la luce è fatta di balette tutte luminose. Però degli altri
invece dicono ah no! Sono onde. Le onde luminose e tutte quelle belle
menate lì. A un certo punto fanno un esperimento che non ne posso
quasi più di sentirlo, quindi vabbè statevene. L'esperimento si chiama
della doppia fenditura, e praticamente viene fuori che la luce fa
interferenza. E l'unica cosa al mondo che fa interferenza sono le
onde. Quindi bonci. La luce è un'onda. Niuton ha sbagliato. Pace
all'anima sua. E vissero a lungo felici e contenti.

Poi, un bel giorno, arrivano i crucchi. I crucchi son sempre stati
professionisti nel fare casini immondi. Da einstein a hitler. Ecco, a
un certo punto gli dicono, al governo tedesco: ma sarà il caso di
togliere l'acetilene dalle strade e metterci le lampadine, che dite,
sarà il caso? E i crucchi son crucchi. In Italia, avrebbero detto beh,
certo, le lampadine le fa microsoft in joint venture con la cocacola,
la monsanto e la philip morris. Pagano e son dei fighi, e ci insegnano
come gira il mondo. Lampadine tutta la vita. Ma i crucchi no. I
crucchi son gente precisa. E così dicono beh, facciam come ci conviene
di più. Ora la domanda è: cos'è che conviene? Se ci pensate un attimo
arrivate anche voi alla conclusione: la cosa che conviene di più è
quella che fa più luce con meno energia. Ok. Allora facciamo che
prendiamo una lampadina, prendiamo un lampione a acetilene e li
confrontiamo. Poi facciamo una bella relazione dove diciamo ah! Fa più
luce questa o fa più luce quella. E così fanno. Dicono al signor
siemens in persona ehi signor siemens, facci la relazione! Solo che...

Solo che succede che gli scienziati son pignoli e pedissequi. Non se
ne stanno mica di bah boh sì... La lampadina è luminosa un po' e un
po' diverso l'acetilene mah invece secondo me no, l'acetilene è meglio
no è uguale bah boh senti fai un po' quello che vuoi, tanto cosa parlo
a fare io. No, non se ne stanno proprio per niente. Non sono contenti
se non fanno un esperimento. E che esperimento facciamo? Il problema
di tutto sembra essere che a seconda che c'è nebbia, o umido, o i fari
delle macchine o la luna piena o no o robe così i lampioni sembrano
essere luminosi diversi. Quindi ah! Facciamo un bell'esperimento in
ambiente controllato. Prendiamo due scatole uguali uguali, ci mettiamo
dentro a una una lampadina, dentro a quell'altra un lampione ad
acetilene. Poi chiudiamo le scatole, ci facciamo un buchino e
guardiamo nel buchino quale fa più luce. Eh! Ah! Ma a me mi sembrano
boh... Tutteddue belle luminose, a guardarle dal buchino, dice il
signor siemens. E allora che fare? Ma poi si ricordano di maxwell. Ve
la ricordate anche voi, quella checca isterica che a dirgli ah, hai
sbagliato pesta i piedi per terra e piange tipo sandra milo? Bene. Lui
si occupa di robe elettromagnetiche tipo la luce. Noi usiamo le sue
cavolo di formule rubate, vediamo dove viene più luce e siamo a
posto. Ochei. Facciamo così. Dicono i tecnici e i fisici e forse anche
qualche ingegnere della siemens. Fanno i loro bei conticini e vien
fuori che non funziona un bel niente. Praticamente che dal buchino
esce sempre energia infinita. A questo punto, primo: la matematica che
serve per spiegare questa cosa non la riesco a scrivere sul blogs, e
secondo gli Sciocchi Umanisti scappano urlando tipo il diavolo dopo un
gavettone di acqua santa a dirgli facciamo questo integralino tra zero
e infinito. Ecco. Quindi serve un'analogia.

Allora, supponiamo che la nessie e la manupilotta vivano in una
casa. Sappiamo che questa ipotesi è vera, almeno fino a giugno quando
finiscono i contratti da supplente. Questa casa ipotetica però è un
sacco grande, così grande che ci stanno infinite persone dentro. Tutte
le volte che per dire la pacefortissima, o l'amicojennifer o l'etalpa
vengono a genova, trovano posto, anche se arrivano insieme e portano
tutti i loro amicici e gli amicici degli amicici. Succede che un
sabato sera a casa della nessiemanupilotta ci siano: tutti gli amici e
gli scrocchinquilini, gli amici ubriaconi degli stessi, gramsci
ventinove al completo che fa le prove, con tanto di aiutiregisti,
tennici, partigiani della nessi che vengono a guardare, più tutto il
pubblico del mazda, gli amici di ogni pubblico del mazda, il convegno
mondiale degli scientisti, un raduno di trekker e uno di fans di
DNA. E poi altre infinite persone. Insomma. A un certo punto nella
casa ci sono infinite persone. E' ovvio che ci sia un po' di casino. E
infatti arriva il vicino di sotto che dice ah! smettetela di fare
casino! Non bastano i letti che cigolano! Anche una festa infinita
volete fare, adesso! E chiama la polizia.

La forza pubblica arriva. Fa il suo pippottone sul fatto che beh siete
un po' tanti e dovreste far più piano, e poi fa la multa a
tutti. Cento euri a testa, mica poco! Ogni persona paga cento euri
(ognuno si era portato i soldi per la pizza e la birra, e invece paga
la multa... umpf). Il risultato è che infinite persone che danno cento
euri e i pulotti si portan via infiniti euri. Megascazzo, birrafinita
e idee di rivoluzione, che partono fondamentalmente dal piccolo Louis,
dalla E. e dalla nessie ofcourse. Famo un'azione. Chiamiamo Max
Planck.

Ora, è certo che le tre di cui sopra (forse esclusa la E.) non
avrebbero mai chiamato Planck. Però facciamo finta di sì e andiamo
avanti. Compagno Planck ci pensa, riflette, e poi dice ok. So cosa
fare. Lo spiega alle tre subcomandantesse dello svalvolo serale e va
via. Il sabato dopo, stessa festa. Vengono anzi il doppio delle
persone, che poi è sempre lo stesso numero di persone. La storia,
vichianamente, si ripete. Ed ecco arrivano i carabinieri. Tutto come
previsto. Suonano alla porta. Chi è? Carabinieri. Mentre salgono le
scale vi mettete d'accordo così: uno prende tutte le monetine da un
centesimo di tutti, un altro tutte quelle da due, un altro ancora
quelle da cinque, da dieci, eccetera. In pratica ci sono solo una
persona con monetine da un centesimo, una sola con quelle da due, una
sola con quelle da cinque, e via così fino alle banconote da cento
euri e da cinquecento euri. Quelle da cinquecento euri ce ne hanno una
per uno tutti gli altri che non hanno altro tipo di monete o
banconote. Toc toc. Avanti! Ma prego, ma si accomodi, signor
maresciallo! Cosa possiamo fare per lei? Guardi, documenti di tutti,
poi ci sarà anche la multa. Faccia cattiva da carabiniere incazzoso
svegliato per venire a farvi la multa. Ecco, dice il maresciallo. Sono
cento euri a testa. Arriva il primo e gli da un sacchettone di
diecimila monetine da un centesimo. Il maresciallo barcolla, le fa
contare all'appuntato, poi sigilla il sacchetto dicendo ah! che non
si abbia a dire che rubbiamo! son severo ma onesto,io! Ecco poi il
secondo, con cinquemila monetine da due, stessa scena, poi duemila
monetine da cinque, mille monetine da dieci, cinquecento monetine da
venti, duecento da cinquanta, cento da uneuro, cinquanta da due, venti
biglietti da cinque euri, dieci da dieci euri, cinque da venti, due da
cinquanta. Poi arriva quello con le banconote da cento e gliene da
una. Sigillato, visto e protocollato. La E. sogghigna sotto sotto
aspettando di vedere se la magia di Planck funziona. Il maresciallo
dice avanti il prossimo. Il prossimo gli da una banconota da
cinquecento euri. Ha da cambiare, signor maresciallo? Beh no... Ah! E
come facciamo? Ah eh boh, dice il maresciallo. L'appuntato propone di
fare i resti coi soldi già ritirati. Il maresciallo dice ah no! sono
sigillati! son severo ma onesto, io. Quelli non li riapro più. Vabbè
guardate, dice con aria sorniona da carabiniere che finge di venirvi
incontro perché non sa come fare. Direi che tanto sulla cifra ci
siamo. A posto così. Arrivederci. La porta si chiude con un
click. State tutti e infiniti in silenzio mentre fate fare i conti da
uno dei scientisti presenti. Quanto abbiamo risparmiato? Allora,
vediamo, dice lo scientista. Qui gli abbiamo dato milletrecento
euri. Ah, dice un po' delusa un'umanista cui sembra che siano una gran
bella cifra. Invece sabato scorso abbiamo dato infiniti euri. Quindi,
infiniti euri meno milletrecento euri fa un guadagno netto di
infinito! Parte un'ovazione gigantesca da parte di tutti gli infiniti
presenti... In lontananza, di nuovo, il suono di una sirena di
gazzella.

Ecco. Questa è l'idea di Planck. In pratica, mettete al posto del
taglio di moneta o banconota la frequenza della luce e mettete al
posto della multa l'energia. E l'unità di misura dei centesimi di
euro? Beh quella se la chiamiamo e come gli euri ci sconfondiamo. F?
G? No beh, è come anche E anche il nome di gente della comunety, poi
si montan la testa... Ecco allora h. Un bell'h come unità di misura,
praticamente un niente, visto che vale zero virgola
zerozerozerozerozerozerozerozerozerozerozerozerozerozerozerozerozero
zerozerozerozerozerozerozerozerozerozerozerozerozerozerozerozerozerosei
(0,00000000000000000000000000000000006) euri, pardon Joule per
secondo. Altro che centesimi. Insomma, h non vale un'acca. Perfetto,
il nome.

Allora planck dice ah! Ecco! In realtà non esiste nulla di bello
liscio e continuo. Proprio come non esiste una banconota da sette
virgola novantasei euri, così tutte le robe del mondo sono
discrete. Sono fatti di robi indivisibili e belli separati. Quanto
grandi? Beh.. Un tot, multiplo di h, evidentemente. Come tutti i soldi
sono multipli di centesimi di euro. Sono grandi un certo qual
quanto. Ecco appunto, un quanto. Blam. Rivoluzione. Perché i quanti
sono fatti di roba tipo energia, roba da onde, ma sono belli separati
come i chicchi di riso parboiled, quindi si comportano come particelle
di roba. Insomma, si comportano sia da onde che da particelle.

Ok. Ma di che cosa sono fatti questi quanti, quindi? Eh boh... Bella
domanda. A me vien da dire di energia, ma poi mica si sa bene che cosa
sia, questa energia. In pratica però parrebbe che non siano fatti di
granché. Di sicuro non sono fatti di roba, di materia: la materia è
fatta di elettroni e protoni e neutroni. Un elettrone quindi non può
essere fatto di elettronie protoni e neutroni. Ora, parrebbe, ma
questa cosa è un bieco trucco, che i quanti, anzi le particelle, come
le chiamano gli scientisti, siano fatti di probabilità. Praticamente,
tanto per dire, un elettrone è un paccotto di qualcosa che è fatta di
un'onda. Un'onda che però non è come le onde di luce o di mare. E'
un'onda solo matematica, di probabilità, per essere precisi. E tanto
per capire questa cosa che è solo matematica la chiamano funzione
d'onda. In pratica una particella è un particolare svolazzo di
probabilità. Questa funzione d'onda ha dei picchi e delle valli e
tutto il suo comportamento dipende dalla probabilità.

Occhei, lo ammetto. Questo è difficile. In realtà, neanche i fisici
sanno bene come funzioni e si fanno attuttoggi mille pippe mentali su
come funziona cosa in queste robe qui. Però insomma, grossomodo dice
che è così. Prendete dei fotoni. Ricordatevi di scuoterli sempre,
sennò muoiono come un pescerosso sotto un comò. Prendete il primo
fotone e guardatelo attentamente. Scoprirete che o è un tipetto basso
e grasso, tipo Ollio, oppure lungo e secco tipo Stanlio. Questa cosa
la sa anche la nessie quando gioca coi polaroid. Ora, se ne guardiamo
un bel po' vediamo che circa la metà è di tipo Ollio, e circa metà di
tipo Stanlio. Ecco che già vi vedo belli pronti a fare una teoria
fisica tutta vostra: metà dei fotoni son d'un tipo e metà
dell'altro. E' una bella teoria, di per sé: è semplice, simmetrica e
ci sono risultati sperimentali che la confermano. Bravi. Peccato per
una cosa, però. Che ci siam persi un pezzo di questione.

Il pezzo che ci manca è questo: che in realtà per ogni Stanlio ci deve
essere un Ollio. Ecco cosa succede. Supponiamo di avere una
stanza. Supponiamo che la teoria, una teoria confermatissima e molto
più importante e verificata e tuttilresto della meccanica quantistica
e ancora di più della nostra nuova teoria che abbiamo azzardato, dica
e affermi "in ogni stanza ci deve essere lo stesso numero di stanlii e
di ollii". Fuori dalla stanza prendiamo due fotoni. Supponiamo vera la
nostra teoria di prima. Allora sono possibili quattro opzioni: Due
stanlii, due ollii, uno stanlio e un ollio, un ollio e uno
stanlio. Ok. Non guardiamoli. Entriamo nella stanza. A questo punto
guardiamo i fotoni.

La teoria prevede che siano sempre o un olio e uno stanlio o uno
stanlio e un ollio, e così è sperimentalmente. Sempre. Non ci
sbagliamo mai a prendere i fotoni. Il che non è probabile. La visione
più sensata, allora, è che i fotoni (o qualunque altra particella, eh)
siano sempre sia stanlii che ollii, fino a quando li guardiamo. Finché
non li guardiamo, sono sia l'una che l'altra cosa, ma una volta visti
sono una cosa sola, o uno stanlio o un ollio. Il perché guardare un
fotone decida il suo ruolo cinematografico (spin, lo chiamano i
confratelli scientisti) non si sa, è uno dei misteri irrisolti della
meccanica quantistica. Però funziona, e ne abbiamo le prove.

Etichette: ,

Divulgazia vera, in aiuto della etalpa 1

Parte prima, ovvero ma perché einstein non gli davano il ritalin?


E dunque, siccome che mi devono dire come fare funzionare certe cose
del lavoro e però facile che non lo sanno neanche loro e quindi tirano
in lungo, mentre che aspetto passo il mio tempo a fare il divulgativo
e cerco di spiegare agli Sciocchi Umanisti tutta questa cosa del post
della etalpa e le sue freccette. Che non me ne voglia, non che non
fosse chiaro il concetto, eh... Ma è che coi problemi di distinguere
la mano destra da quella sinistra della nessie, non è facile...E
come si suol dire, I know my chicken.

Allora, praticamente funziona così: che in questi post qui vi devo
raccontare prima un po' di fisica ma di quella facile da bambini
scemi, non vi preoccupate. Così poi nei prossimi vi spiego questa cosa
del bosone di Higgs e di tutto il casino delle freccette e
dell'esplosione al Cern.

Allora dunque. In pratica, alla fine dell'ottocento c'era tutta una
bella situazione per i fisici, nel senso che tutto funzionava, tutto
era bello stabile e chissene. In pratica c'erano le mele di niuton che
cadevano e che facevano stare la luna al suo posto, c'era uno che si
chiamava maxwell che aveva copiato biecamente un sacco di equazioni di
gente prima di lui e le aveva chiamate le equazioni di maxwell, che
servono per parlare di elettricità e calamite, eccetera
eccetera. Ecco.

Ora, copia che ti copia, maxwell se ne esce con una roba che dice: ah!
Per funzionare, la roba elettrica deve andare sempre in giro: chi si
ferma è perduto! Dice la luce a maxwell. E maxwell, che copiava, dice
vabbè, sarà così, e scrive nelle sue formule: la luce dice che chi si
ferma è perduto. Non si può fermare. E tutti a dire ah eh sì sì beh
certo ah oh. Ora, però: l'altro che abbiamo citato perché lo
conoscevano già tutti è niuton: effe uguale emme a, per quelli che han
fatto le superiori e forse anche le medie. Un cardine della
scienza. Una roba fighissima. Che con quella roba lì ci mandi Gagarin
nello spazio, per dire. Che è di una precisione che prevedi le eclissi
di luna tra mille milioni di anni e giurano che funziona (bella
forza...). Vabbè insomma. Niuton dice: se vuoi fare accelerare un
corpo, applicaci una forza. Se il corpo è grosso, spingi di
più. Questo dice, fondamentalmente, Niuton. Allora praticamente,
Niuton ci dice che per andare forte basta spingere forte, maxwell ci
dice: la luce non si ferma mai.

Se avete sedici anni e siete einstein, vi fate delle pippe
mentali. Se siete sempre einstein e ne avete ventisei, rivoluzionate
la fisica. Se avete più di ventisei anni o non siete einstein,
beh..Rassegnatevi. Supponiamo vera quest'ultima ipotesi e andiamo
avanti.

Allora, a qualunque persona civile del mondo, quei due fatti lì non
danno nessun problema. Uno dice boh, me ne sto. Invece einstein, a non
dargli il ritalin nonostante le linguacce, le calze al contrario e i
capelli dritti in testa, sta lì e dice: non mi torna. Ecco cosa.

Fate finta di andare veloci velocissimi. Tipo veloci come la luce. La
velocità della luce è ci. Perché è più veloce di uno starnuto a
primavera. Ci. Ci è tanto, tipo un po' più di un milione di chilometri
all'ora. Ma fate finta di andare veloci così uguale. Siete lì che
correte velocissimi quando ecco che prendete un
autovelox. Flash. Siccome che andate veloci come la luce, vi vedete il
lampo che vi segue, fermo rispetto a voi. Ecco che allora la luce è
ferma rispetto a voi. Urgh. Povero maxwell... Gli abbiamo violato un
principio.

Violare un principio a un fisico è un po' come mettergli il guttalax
nel caffé: prima contorce tutta la faccia e poi se la prende con voi
che siete dei bastardi maledetti e morirete tutti. Quindi conviene far
finta di niente e dire no no! Non sono stato io! Non ti ho violato
nessun principio! e far finta di niente. Solo che in questo caso c'è
un problema: niuton.

Eh sì, perché niuton, a ben vedere, rende inevitabile il guttalax: che
ci vuole per andar veloce come la luce? Facile: basta spingere un po'
di più. Se diciamo a maxwell niente guttalax, mettiam come le briciole
nel letto di niuton: niuton dice ah! la mia legge violata! Un bel
pasticcio, insomma.

Mentre che sono lì a battagliare tra guttalax e briciole nel letto,
ecco che arriva il nostro ossessivo compulsivo crucco. Che lavorava
nel pubblico, bella forza che aveva un sacco di tempo per le pippe
mentali.

Allora, praticamente einstein dice che per far tutti contenti, bisogna
fare due cose: la luce va sempre alla velocità della luce, rispetto a
tutto quanto. E questo è vero in tutti i sistemi inerziali. E' l'unica
soluzione. Quindi dovrà essere che quando il flash parte
dall'autovelox, ci supera alla velocità della luce. E a questo punto
c'è tutto un casino. Che il buon einstein risolve.

Ecco cosa dice: ci vuole intanto di mettere il tempo come un'altra
dimensione.

Qui ci vuole una digressione: in effetti sembra un po' una scemata,
questa cosa che il tempo è una dimensione. Che discorsi sono: mica
posso comprarmi una casa di cento metri quadri e sei anni. Allora però
in realtà dobbiam dare una definizione di dimensione... Tutto sta ad
essere daccordo su cosa vuol dire cosa.

Intanto: quali sono le tre dimensioni? Facile: sopra-sotto,
avanti-indietro, destra-sinistra. Fatto e finito. Con tre indicazioni
(coordinate, le chiamano), una per ogni direzione, possiamo indicare
qualunque punto dello spazio. Tipo via de marini, angolo via di
francia, sesto piano. Ecco dove sono io. E il tempo? Che ci azzecca?
Beh... Intanto il tempo è prima-dopo. Sospettosamente simile alle
altre dimensioni. E poi, con quattro indicazioni riesco a dare un
punto dello spaziotempo: via de marini, angolo via di francia, sesto
piano, ottoecinquantadelmattino. Io che entro a
lavorare. Vualà. Capito come il tempo è una dimensione? Nel senso che
si comporta abbastanza come le altre. Ci sono anche differenze, eh,
non dico di no. Ma in generale si assomigliano abbastanza.

Ecco, einstein dice ah! Facile! In realtà tutto tuttissimo va sempre
alla velocità della luce. Sempre. Tutto. Solo che lo fa nello spazio
tempo. In pratica funziona così: se vai veloce nello spazio, vai più
piano nel tempo. E' tutta la storiella dei gemelli nello spazio. Se
vai velocerrimo nel senso che fai un sacco di spazio in poco tempo,
allora fai poco tempo in poco tempo. Da arrotolarsi la testa. Però
funziona. E si dimostra così:

Fate finta di avere un orologio fotonico. Un orologio fotonico è anche
meglio di un orologio gigabolico o supersfazzo. E' proprio, cioè,
fotonico. E' fatto così: ingredienti: due specchi perfetti, un sacco
di spazio, un fotone, un occhio vigile e attento, colla vinilica,
patatine ikea e una birra di natale. Metti i due specchi perfetti a
centocinquantamila chilometri di distanza, uno di fronte
all'altro. Fissali con la colla vinilica. Prendi il fotone e con molta
attenzione fallo partire da uno specchio. Mentre lo maneggi, ricordati
di scuoterlo sempre un po' per non dar fastidio a maxwell. Una volta
partito, il fotone rimbalzerà da uno specchio all'altro mettendoci un
secondo per fare avanti e indietro. Stai a guardare il fotone andare
avanti e indietro mentre mangi le patatine ikea e bevi la birra di
natale. Finita la birra, sarai abbastanza ubriaco da essere convinto
di aver costruito l'equivalente di un pendolo fatto con un fotone. Le
patatine eviteranno spiacevoli mal di testa l'indomani.

Ora che abbiamo il nostro orologio fotonico, andiamo avanti
nell'esperimento. Mmmm. Ci serve un treno. Un treno bello
veloce. Compriamolo rivendendo viale dei giardini (che è inutile ai
fini della nostra ricerca e poi fa così borghese) e la
Kamchatka. Compriamoci il macondo express: corre forte e divora la
foresta. Piantiamo nuovi alberi al posto della foresta divorata e
usiamo il fatto che corre forte. Ora, buttiamo via il ghiaccio, che
mica siamo nel centro america del secolo scorso e un frizerino ce lo
possiamo anche permettere, e montiamo il nostro orologio fotonico sul
vagone del ghiaccio. In verticale. Uno specchio sul pavimento e uno
sul soffitto del vagone. Il fatto che il vagone debba essere alto
centocinquantamila chilometri non è un problema, stiamo divorando la
foresta e nella foresta non ci sono gallerie.

A questo punto prendiamo un amico fidato. Lo mettiamo sul treno e lo
lanciamo a tipo novecentomila chilometri all'ora. Il treno tutto, non
solo l'amico. Se non soffrite il treno, potete anche andare voi sul
treno e lasciare l'amico a terra, ma magari poi si offende che non gli
fate fare cose abbastanza importanti, quindi lasciamo l'amico sul
treno. L'amico sul treno guarda l'orologio fotonico. Il fotone, dal
suo punto di vista fa su e giù. In linea retta, come prima da
fermi. Tic tac. In un secondo fa trecentomila chilometri. Tutto
regolare. Mentre il treno passa, guardiamo anche noi il fotone: dal
nostro punto di vista, il fotone non fa più una bella riga verticale
perché il treno corre. E quindi ci dobbiamo mettere anche la
componente della velocità del treno che è un bel po'. Ecco, quindi dal
nostro punto di vista la traiettoria del fotone è un bel zigzag tipo
la greca della maglia di Charlie Brown. In un secondo va su e giù, ce
lo dice il nostro amico a bordo. Solo che per noi andare su e giù vuol
dire fare il tetto di una casa, invece di una riga dritta verticale.
Spero riusciate a visualizzarla, questa cosa. Ora, è ovvio che le
righe oblique che vediamo noi sono più lunghe di quelle dritte che
vede l'amico. Si capisce col teorema di pitagora. Oppure
intuitivamente, va bene lo stesso, se avete fatto scienze delle
merendine e non sapete il teorema di pitagora. Allora ricapitoliamo:

Amico sul treno: in un secondo un suegiù lungo ics. Orologio fermo
relativamente a lui. Noi alla stazione di macondo: in un secondo un
suegiù lungo più di ics. Orologio in movimento rispetto a noi.
Velocità della luce, sempre ci. Quella non cambia mai. E come fa la
luce a fare più strada nel nostro caso che in quello dell'amico
andando sempre alla stessa velocità e mettendoci lo stesso tempo?

Umpf vediamo: la velocità è quanto spazio percorriamo in un certo
tempo. Ci vuole un'equazione ma di quelle stupide da quarta
elementare. vu uguale ics diviso ti. v=x/t. Vu è la velocità, ics è
quanto spazio facciamo e ti il tempo che ci mettiamo. Allora, nel
primo caso quello dell'amico abbiamo c=1 suegiù/1secondo, nel secondo
caso, il nostro, abbiamo c = (1suegiù + 1spostamentodeltreno) /
1secondo. Cosa vuol dire? Vuol dire che per l'amico in un secondo si
fa meno strada alla stessa velocità di quella che si fa dal nostro
punto di vista. Si riesce a fare meno cose nello stesso tempo, cioè il
tempo va più veloce e sembra non bastare mai. Insomma dipende dai
punti di vista. E' relativo. Ecco, una relatività speciale.

La relatività speciale, che è questa cosa che se vai veloce il
tempo si contrae e lo spazio si dilata ha un sacco di conseguenze
interessanti tipo che è vietato fare il teletrasporto istantaneo,
perché niente può andare più veloce della luce e robe
così. E poi ci è anche la più famosa delle formule: e uguale
a emme ci al quadrato. E=mc. Questa roba qui la sanno tutti ma non la
capisce quasi nessuno. Vuol dire che l'energia che ha ogni cosa è
uguale alla sua massa moltiplicato la velocità della luce al
quadrato.

Praticamente, per fare un esempio o due: supponiamo di prendere un
sassetto. Diciamo che pesa non so, cinquanta grammi. Ecco allora se la
massa è cinquanta grammi, E=mc2, viene tipo quattromilioniemmezzo di
Joule, cioè grossomodo unmilionecentomila calorie. Un sacco di
energia, che si chiama energia a riposo e che ogni cosa ha. Ma se
E=mc2 è una roba che vale sempre, allora possiamo avere quest'idea
geniale qui: invece che usare i chili per la massa e i joule per
l'energia, possiamo usare i chili per l'energia oppure i joule (o le
calorie o quant'altro misuri energia) per misurare la massa. Ad
esempio, potremmo dire del sassetto di prima che ha una massa di
unmilionecentoventicinquemila calorie. Usando la formulozza di
einstein, sapremmo subito quanto fa in chili. Ecco. Facile, no?
Bene. Questo dato poi ci serve, ma prima dobbiamo parlare di quanti e
particelle.

Etichette: ,

21 settembre 2006

Divulgazia

Oggi mi sento divulgativo, che ieri sera alla fin delle fini mi ho preso la birretta colla zia R. che facciamo divulgazione insieme da un sacco di anni e ci prende cosi' che ci piace far la divulgazione scientifica. E allora mi viene da raccontarvi come funziona Internet, che magari cosi' anche le amiche nontecniche capiscono e magari sono contente di aver capito qualcosa nuovo e si possono bullare di quante cose scienziose sanno colle altre amiche umaniste...

Allora, internet non e' mica il web, quello che si vede su explorer se sei sfigato e mozilla faierfox se sei furbo. Quello e' il web, non internet. Il web usa internet, e vai di sineddoche: vado su internet. La parte per il tutto.

E poi internet e' una roba che intanto esiste da troppissimi anni: che ci lavoravano nel sessantotto, mentre tutti i fricchettoni facevano la rivoluzione e il libero amore. Nei laboratori segreti e universitari americani.

Voi immaginateveli tutti quegli ingegneri anni sessanta americani che lavorano coi soldi del governo, camicia di nylon a maniche corte e occhiali colla montatura di bachelite, nel laboratorio segreto dell'universita' e passano i giorni a dire ah ma qui commutiamo la' serializziamo, pero' coll'accento del massachussets.

Che poi, a veder bene, e' grazie ai sovietici che c'e' internet, perche' quando i bolscevichi nemici dell'America hanno mandato nello spazio lo Спутник, che si legge sputnik e vuol dire satellite giusto per non sbagliarsi, Duccio Eisenhower non e' che si sia preso benissimo, che i russi ci avevano messo meno e lo avevano fatto meglio di loro. E allora fa l'americano: ah! -dice- Qui non si puo' andare avanti cosi'! Ora stanziamo un po' di bei dollaroni, che tanto li tagliamo al Welfare e facciamo qualcosa che sia veramente fichissimo, che ci posso comprare i libri su amazon e mandare le mele veloci e lettroniche e anche fare i blogs e le chiacchere coll'amica E. sul messenger! E cosi' vedranno, maledetti baroni rossi! (non sapeva che in russia nel frattempo i titoli nobiliari li avevano aboliti, mica poteva leggerlo su internet, scusa)

E allora tira su tutta una roba, Duccio, che si chiama DARPA, che poi e' l'agenzia americana per usare le cose belle della scienza in modo che diventino robe militari e brutte. E poi piglia un po' di scienziatoni e gli dice: vi do un milione di dollari e voi in cambio fate la Rete.

Ora, se c'ero io ci dicevo ma si' tranquillo, che ci vuole? Per un milione di dollari ti faccio anche una tovaglia in punto croce, coi computer... Ma poi non e' mica come dirlo.

Perche' la prima cosa che ti viene in mente, se devi far parlare tra loro qual'e'? Ma di mettere un bel filo elettrico tra i due, e fare il telegrafo. Che se il computer lavora con uno e zero, faccio passare l'elettricita' quando dico uno e non la faccio passare quando dico zero. Poi dall'altra parte ci metto l'equivalente di un ditino, e quando c'e' la scossa dico uno, quando respiro zero.

Eh pero' mica e' una rete, questa... E' al massimo una lenza elettrica. Parlano due computer insieme, si'. Ma attaccati da un filo e senza niente in mezzo. E allora serve qualcosa di piu' furbo.

Ed ecco che si inventano ippi, perche' erano nel sessantotto credo, e pero' sono ingegneri americani e allora lo scrivono IP, che fa bello e serio e ortodosso e per caso, ma proprio per caso, sembra voler dire Internet Protocol. Che e' una roba veramente da ingegnere, a leggerla cosi'. Pero' all'inizio secondo me era perche era ippi.

Ippi e' una roba che attacchi tanti computer a tanti fili, ci metti in mezzo una signorina colla voce stridula che si fa le unghie e fuma kim al mentolo. La signorina si prende le scosse sui diti e a seconda delle scosse fa come la centralinista anni sessanta: mette in comunicazione i due computer. Attenda. A carico? Teleselezione! E infatti l'indirizzo ippi e' proprio un numero di telefono, come: son quattro numeri come 192.168.123.311 o cosi'.

Che poi pero' la signorina fumava troppe sigarette al mentolo e aveva quella voce fastidiosa e allora l'hanno sostituita con una bella macchina che fa la stessa roba. Come nei centralini del telefono. Perche' ai computer ci da un fastidio pazzesco il fumo di kim al mentolo e la voce stridula. E allora un'altra sconfitta per i luddisti.

Cosi' se ne vanno tutti fieri da Duccio e ci dicono ecco fatto la rete. Ora puoi fare le interurbane con i computer che non ti servono neanche i gettoni. Dacci il milione di dollari adesso.

Ma Duccio Eisenhower mica era tutto scemo, e gli risponde eh no, cari i miei ingegneri veneti del massaciussets, anzi massaciasses perche' Duccio ci aveva un accento atroce, qui rinventiamo la ruota. E loro no, non la ruota, il telefono. E Duccio risponde e' lo stesso. Mica e' come internet, il telefono. Quello c'e' gia'. I russi ci prenderanno in giro a tutte le internazionali da qui alla fine del mondo (sembrava all'epoca che l'union sovietica sarebbe stata praticamente eterna, e a farci la guerra mica ci credeva nessuno, e infatti la facevano fredda, che e' come dire quando sei ubriaco e guardi un tombino e invece un'altro crede che guardi la sua fidanza che ti dice oh ti vuoi dare ti aspetto fuori porcossu' porcoggiu' ma poi mica ti fa niente, bofonchia e si fa portar via dalla tipa). Dovete far di piu', se volete tutti quei soldi.

E allora gli ingegneri vanno a casa, si fanno un caffe', una doccia, e ritornano nel laboratorio segreto a pensare come si puo' migliorare la cosa.

E uno dice potremmo usare il profumo di violetta al posto dell'elettricita'. Un telefono alla violetta quanto mi ami ma quanto mi pensi non c'e' mica gia'. Ma gli altri gli dicono che non va bene, che nei laboratori segreti non ci sono le finestre e qui moriam tutti asfissiati alla violetta.


E un altro dice potremmo allora... Ma si blocca subito che sa che sta per dire una scemenza. E stanno in silenzio un minutino tutti a pensare tranne uno che fa finta, fa la faccia contrita e tesa, aria pensierosa ma in realta' sta immaginando la sua bella centralinista che fuma le kim al mentolo e gia' gliel'hanno licenziata. Perche' lui e' un ingegnere pentito, ma l'ingegneria e' come la mafia, che mica e' facile uscirne.

Ma poi uno che pensa invece che stare a far finta, uno che e' ingegnere e non pentito, se ne esce con la storia dei canarini. E dice ma scusate possiam far cosi': noi mettiamo un canarino nel filo della corrente, che ci insegnamo a fare un cip diverso a seconda della chiacchera stiamo facendo. Cosi' possiamo fare tante chiacchere diverse insieme senza confonderci, perche' il canarino per ogni parola che arriva fa un cip diverso per ogni conversazione e ci avverte di cosa stiamo parlando e ci evita le figuracce e le confusioni.

Che detta cosi', un canarino nel filo elettrico sembra la barzelletta degli elefanti nella cinquecento oppure una roba da chiamar la protezione animali. Pero' invece se sei un ingegnere del massaciasses a un passo da guadagnare un milione di dollari, ti puo' anche sembrare una buona idea.

E infatti lo fanno: prendono i canarini e gli insegnano come fare a capire che cip devono fare e poi a farlo sempre uguale avanti e indietro per ogni chiacchera. Gli dicono di far cosi': canarino mio bello, entra nel filo e vai al computer che ci ha il numero ippi 123. Diglielo, che voglio iniziare una chiacchera. E il canarino parte e va, tutto stretto nel filo stretto. E poi arriva da 123 e gli dice cip, con un cip che gli ha detto il computer che lo ha fatto partire. E 123: bravo, grazie, canarino. Ora riposa e mangia qualche semino. E poi riparti e di' a 321 che ti ha mandato, digli che ho capito e ciop. E avanti e indietro va il canarino a far cip e ciop. Intanto un altro canarino sta facendo ciap e ciup per un'altra chiacchera.

Ecco, tutti sti canarini era un po' un casino e allora alla fine come al solito ci hanno messo dei segnali un po' diversi, solo il cip e il ciop senza canarino giallo che si incastrava a volte nei fili, specie se c'erano le curve a gomito. Pero' ancora adesso il protocollo del canarino si chiama ticippi, che insieme con ippi fa ticippi ippi, che pero' gli ingegneri lo scrivono TCP/IP. Ma questo solo perche gli ingegneri sono persone molto serie e molto tristi.

Ecco fatto. E infatti Duccio alla fine ce lo da, il milione di dollari. Che pero' era gia' finito, anticipato in canarini e centraliniste.

Etichette: